Aldo Grasso contro Serena Dandini: “Perché non dici chi ti ha raccomandato in Rai?”

Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera torna ad attaccare Serena Dandini. Tra il giornalista e la conduttrice di Parla con me i rapporti non sono mai stati idilliaci. Grasso nell’ottobre del 2009 definì “inguardabile” il programma di Rai 3 e la Dandini ha in alcune occasioni sfoggiato la sua vena sarcastica in lettere di risposta indirizzate al critico (ad esempio quando Grasso insinuò che Maurizio Crozza e Dario Vergassola, quest’ultimo nel team di Parla con me si copiassero le battute).

Santoro lascia la Rai, i commenti di Aldo Grasso, Marco Travaglio, Vauro, Lucia Annunziata e Gad Lerner

Foto: AP/LaPresse

Ieri Michele Santoro e la Rai si sono lasciati consensualmente: la tv di stato, si legge su Il Corriere della Sera ha liquidato il conduttore con circa due milioni e 300 mila euro. Non sono mancati i commenti:

Spiace sempre perdere un professionista, ma ho profondo rispetto per il diritto di ciascuno di essere artefice del proprio destino (Paolo Garimberti, Presidente della Rai)

Da anni la tv di Stato ostacola il programma d’informazione più visto della televisione italiana, nonostante gli introiti pubblicitari e il prestigio che i record di ascolti di Annozero Garantiscono (Marco Travaglio, giornalista, opinionista di Annozero).

Aldo Grasso e la tv convergente, il futuro preoccupa?

Che la televisione fosse in evoluzione non avevamo dubbi, la metamorfosi è sotto gli occhi di tutti, ispirata dalle tecnologie che rendono questa sorta di acquario virtuale scenario di nuove ambientazioni a cui l’interattività concederà quel tocco in più. Ci preoccupano un po’ le conclusioni a cui sono giunti l’esimio Aldo Grasso professore ordinario dell’Università Cattolica di Milano nonché critico televisivo del Corriere della Sera, Massimo Scaglioni e i ricercatori del Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e l’Audiovisivo). Il termine ultimo su cui i massmediologi si sono soffermati per definire la tv attuale è “convergente”.

La convergenza è un fenomeno che viviamo tutti i giorni anche se non ce ne rendiamo conto. Tutta la storia dei media fino a qualche anno fa è sempre stata impostata sul fatto che ognuno svolgeva un unico compito: la televisione serviva a vedere, la radio a sentire, il telefono a parlare e così via. Da quando c’è stata la rivoluzione digitale i mezzi hanno iniziato a convergere tra di loro e in tal modo hanno dato una nuova vitalità alla comunicazione.” Afferma Aldo Grasso che tra l’altro ha pubblicato proprio di recente un libro dal titolo Televisione Convergente. La tv negli anni è divenuta crocevia delle nuove tecnologie su cui convergono la rete elemento di base fondamentale e l’utilizzo dei cellulari che da semplici telefoni a oggi sono molto più performanti nel processo di scambio delle informazioni:“Il telefonino da strumento di comunicazione si è trasformato in uno strumento elettronico dove si radunano il nostro essere sociale e la nostra identità individuale e collettiva.” Afferma Grasso

Pierluigi Diaco a Cinetivu: “Sono privilegiato ad essere autore di Maurizio Costanzo. Lui è autore di se stesso”

Presentatore tv (Uno Mattina Estate), conduttore radiofonico (Onorevole Deejay) e autore televisivo (da lunedì scorso è tra le firme di Bontà loro): Pierluigi Diaco si racconta a Cinetivu.

Quest’estate hai condotto Uno Mattina estate. La reputi un’esperienza positiva? La rifaresti?

Assolutamente sì, mi sono molto divertito. E’ stata un’esperienza importante, fa parte di una serie di esperienze che si fanno in un percorso professionale.

Come ti sei trovato con Georgia Luzi?

Benissimo, è stato un rapporto di complicità e di rispetto reciproco.

Calcio in tv: la regia delle partite affidata ai club

Il calcio italiano, dal punto di vista televisivo, potrebbe subire una svolta importante a partire dal 22 agosto, quando ad aprire le danze sarà la Serie B, e dal 28 agosto, quando si darà il calcio d’inizio alla Serie A. In base alla nuova legge Melandri-Gentiloni, che certifica la contitolarità dei diritti televisivi delle partite tra le società e la Lega Calcio, sarà proprio quest’ultima a produrre personalmente, le immagini dei match.

Un cambiamento importante che permette ai club di decidere il tipo di partita da trasmettere visto che, in parole povere, la regia sarà praticamente in mano alle società. La Lega Calcio affiderà la produzione delle immagini alla intermediaria Infront, presieduta da Philippe Blatter, figlio del celebre Sepp Blatter, presidente della Fifa.

Come ha spiegato Aldo Grasso, dalle pagine del Corriere della Sera, le novità, e anche i rischi, che comporterà questo cambiamento, possono essere spiegati dai seguenti esempi: se i tifosi di una squadra espongono in curva, uno striscione contro il presidente del loro club, la persona chiamata in causa dai supporter può chiedere tranquillamente al regista di oscurare lo striscione oppure un replay di un fallo, considerato scomodo, potrebbe essere censurato.

Nella terra dei para-guru..

Prendiamo spunto dalla recente definizione che Aldo Grasso, celebre critico televisivo del Corriere della Sera, ha appioppato al conduttore di Uno Mattina Estate, Pierluigi Diaco: l’Italia è un paese di para-guru? La risposta sembrerebbe quanto mai affermativa. L’incertezza dilagante, il non si sa mai incombente, induce l’essere umano all’opportunismo più sfrenato scatenando il riverberante fenomeno di contaminazione sul mezzo televisivo.

Facciamo un esempio: Vittorio Sgarbi ha confessato pochi giorni fa in un’intervista al settimanale Visto che le decisioni della giuria de La pupa e il secchione, tra l’altro presieduta anche da lui, erano pilotate. Un colpo di solenne mannaia sulla propria credibilità o piuttosto una manovra ben studiata? Alzino la mano coloro che hanno creduto alla veridicità di un programma che faceva della caduta di stile la propria bandiera! Sgarbi in questo caso da perfetto para-guru, finge di sputare nel piatto in cui mangia, confermando quello che già tutti immaginavano senza aggiungere niente di nuovo, o non crederete che i reality siano davvero tali?

Crozza Alive, i commenti della critica:”Non fa ridere”, “Non è uno show”

Crozza Alive, il nuovo programma di Maurizio Crozza su La7, non convince la critica televisiva. Aldo Grasso nel suo consueto spazio A fil di rete dice:

… Crozza Alive … non è uno show. Gli mancano l’impianto strutturale, i tempi, lo sviluppo narrativo. Si certo, Crozza è bravo, ma è convinto di fare teatro, reagisce all’eccessiva partecipazione del pubblico con tempi tipicamente teatrali, si fapersino accompagnare da un coro greco composto dagli allievi della Paolo Grassi, confonde il monologo con la predice. Crozza Alive è una giustapposizione di numeri… Presi di per sé sono anche molto divertenti … ma insieme non fanno uno show. Temo che gli autori di Crozza (e Crozza stesso) siano degli ottimi attutisti, inadatti però a concepire uno spettacolo nel suo insieme.

La critica scritta su Il giornale è impietosa. Vi riporto solo la parte finale:

Donna Detective 2 vista da Aldo Grasso

Aldo Grasso non sembra molto convinto della qualità della seconda serie di Donna Detective: il critico del Corriere della sera nella sua rubrica A fil di rete, dice:

la miniserie non riesce mai a essere né così drammatica da togliere il respiro (tutto è abbastanza prevedibile), né così divertente da regalare un sorriso.

L’analisi del lavoro fatto dagli sceneggiatori Marina Garroni, Massimo Melloni e Peter Exacoustos, in certi casi è quasi impietosa:

Stasera è la tua sera: Max Giusti è la causa degli ascolti bassi?

Secondo Aldo Grasso, critico del Corriere della sera, gli ascolti insoddisfacenti di Stasera è la tua sera, dipendono in primis dalla scelta errata del conduttore, Max Giusti: il giornalista, nella sua rubrica A fil di rete, scrive:

Questo genere di programmi vive totalmente sulla conduzione; ci fosse Fiorello o Baudo sarebbe un’altra cosa. Ma c’è Max Giusti, uno cui la Rai ha fatto fare il passo più lungo della gamba.

Grasso sottolinea come, dalla prima alla seconda puntata, ci siano stati dei cambiamenti minimi (“Gli autori hanno provveduto a qualche piccola insignificante modifica”) e ricorda che:

Ciao Darwin 6 e Ti lascio una canzone 3: successi a pubblico invertito?

Aldo Grasso parla dei successi di Ciao Darwin 6 e Ti lascio una canzone 3 nella sua rubrica A fil di rete: secondo il critico gli ascolti dei due programmi dipendono principalmente dall’attitudine del pubblico ad essere conservatore e abitudinario.

Grasso analizza i risultati delle ultime puntate dei due programmi di Canale 5 e Raiuno (con il supporto di Massimo Scaglioni e l’elaborazione Geca Italia su dati Auditel) e sottolinea come il varietà di Bonolis riesca ad attirare pubblico giovane, mentre quello della Clerici catturi gli spettatori più anziani (oltre il 50% di share è fatto da ultra sessantacinquentti), in particolare:

Fra i bambini lo show di Bonolis raggiunge share simili a quelli che la Clerici raccoglie fra gli anziani: oltre il 55%. Ma «Ciao Darwin» è seguito anche dagli adolescenti (54% di share) e fra i giovani adulti (38% di share), mentre il pubblico cala fra le fasce più adulte e anziane. Bonolis e Laurenti restano infine molto più popolari al Centro-Sud rispetto al Nord.

L’angolo nel cielo bocciato da Aldo Grasso

Aldo Grasso non apprezza  L’angolo di cielo, lo show di Lucio Dalla in onda su Sky Uno ogni sabato: il critico del Corriere nel suo appuntamento A fil di rete dice senza mezzi termini:

Ma com’è brutto «Un angolo di cielo»! Ma com’è vecchio «Un angolo di cielo»! Ma com’è scontato «Un angolo di cielo».

Secondo Grasso la pecca più grande del programma di Sky è quella di mancare di inventiva:

Beppe Bigazzi sospeso, le riflessioni di Aldo Grasso

Aldo Grasso nel suo consueto spazio A fil di rete parla della sospensione di Beppe Bigazzi da La prova del cuoco:

… Sta di fatto che Bigazzi è stato sospeso con grande ignominia: «Un episodio inaudito per la tv pubblica», secondo Francesca Martini, sottosegretario alla Salute. Che ha persino ventilato l’istigazione a delinquere. A me Bigazzi non è mai stato simpatico …

Il critico del Corriere della sera non giustifica la sparata dell’opinionista del programma di Raiuno, ma cerca di smorzare i toni:

Aldo Grasso, La fiction italiana deve scoprire il valore della sceneggiatura

Aldo Grasso, prendendo spunto dalla miniserie di Raiuno Sant’Agostino, riflette sullo stato di salute della fiction italiana: il critico del Corriere inizia la sua disquisizione spiegando i motivi per cui non si fanno progetti a lunga scadenza:

Sant’Agostino è la classica fiction in due puntate. Questa è la pezzatura della fiction italiana. Perché non si fanno grandi progetti? La ragione è molto semplice, potremmo dire che è una ragione editoriale: i responsabili delle fiction fanno delle fiction corte, in modo che loro possano vederne la messa in onda. Chi progetta quella fiction vuole vederla in onda allora la fa di due puntate. Col turnover che c’è in Rai, se uno facesse dei grandi progetti è probabile che di quei frutti ne goda il suo successore.

Aldo Grasso spiega il modello di fiction italiana:

Zelig, Aldo Grasso spiega il successo del programma – azienda di Canale 5

Zelig, che anche ieri sera ha vinto la sfida degli ascolti del martedì con quasi sei milioni di spettatori (5.911.000 e 24,03% di share), è stato analizzato prima dell’inizio della nuova stagione da Aldo Grasso: il critico del Corriere nell’articolo Zelig, la risata piegata al business parla del programma comico di Canale 5 come di un’efficace azienda della risata:

Confesso che l’aspetto che più mi affascina di «Zelig» non è quello comico ma quello imprenditoriale. Mediaset ha tirato fuori la vera anima di Gino&Michele e Giancarlo Bozzo. Hanno messo su un’industria coi fiocchi, da apprezzare in tempo di crisi. Producono risate. E i comici, si sa, sono come il buon vino, vanno ad annate. Però, ogni tanto, è sufficiente lanciare un Checco Zalone e l’impresa è salva.

Tra le note positive dell’industria Zelig ci sono Claudio Biso, Vanessa Incontrada e la miscela esatta tra comicità settentrionale e l’omaggio al sud, ma soprattutto l’insieme: