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Aldo Grasso, La fiction italiana deve scoprire il valore della sceneggiatura

Aldo Grasso, prendendo spunto dalla miniserie di Raiuno Sant’Agostino, riflette sullo stato di salute della fiction italiana: il critico del Corriere inizia la sua disquisizione spiegando i motivi per cui non si fanno progetti a lunga scadenza:

Sant’Agostino è la classica fiction in due puntate. Questa è la pezzatura della fiction italiana. Perché non si fanno grandi progetti? La ragione è molto semplice, potremmo dire che è una ragione editoriale: i responsabili delle fiction fanno delle fiction corte, in modo che loro possano vederne la messa in onda. Chi progetta quella fiction vuole vederla in onda allora la fa di due puntate. Col turnover che c’è in Rai, se uno facesse dei grandi progetti è probabile che di quei frutti ne goda il suo successore.

Aldo Grasso spiega il modello di fiction italiana:

Il modello della fiction italiana è un modello devozionale, il modello didascalico: si prende un Santo, un eroe, una persona eminente, che poi nella storia italiana ce ne sono tantissimi, si costruisce la sua vita partendo dalla fine con il classico flashback e si fa un santino, un ritratto devozionale. Però i ritratti devozionali portano poco lontano: sono un omaggio alla persona, ma dal punto di vista drammaturgico sono piuttosto noiosi.

Il critico conclude la riflessione riportando il problema principale, la mancanza di una sceneggiatura solida:

La fiction italiana credo che non abbia ancora scoperto quella parte che si chiama sceneggiatura: non si fanno delle sceneggiature nella fiction italiana, si fanno cronologie … si racconta la vita della persona e dalla sua biografia si ricavano battute, si cuce insieme la sua biografia. Questa non è sceneggiatura. Questo credo sia il punto più delicato: quando la fiction italiana scoprirà il valore della sceneggiatura allora forse le nostre fiction saranno apprezzate anche all’estero.

Nel frattempo, però, al ventitreesimo Festival Internazionale della tv d’autore a Biarriz, la fiction di Raiuno Lo scandalo della Banca Romana ha vinto due premi, quello per la migliore serie televisiva e quello per la sceneggiatura firmata da Ippoliti, Purgatori e Reali.

La verità probabilmente sta in mezzo: la fiction italiana ha grandi potenzialità, ma si preferisce non rischiare, utilizzando modelli ripetitivi dove cambiano solo i personaggi. Quando si osa qualcosa sia il pubblico che la critica premiano le nostre serie (o miniserie) televisive.

2 commenti su “Aldo Grasso, La fiction italiana deve scoprire il valore della sceneggiatura”

  1. Ha ragione aldo grasso. Le fiction italiane sono deprimenti e pieni di errori. A parte poi questi attori che non sanno più parlare l’italiano e dicono tredisci invece che tredici, scinque invece che cinque.

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  2. @ annalisa:
    grasso ha ragione .io ricordo i grandi classici anni 60 ,erano fedeli alla trama registi bravi e attori bravissimi,oggi fanno pena trame confuse,attori romaneschi,musica che sovrasta i dialoghi,rebecca la prima moglie ,ma perchè hanno dato la parte a una ragazzina ,era ridicola poverina,nelle vesti di una donna fatta,ricordando il film americano,non faccio paragoni ,e la melato cattiva ,e sopra le righe,rimpiango i vecchi sceneggiati,guardate la freccia nera,una grande loretta goggi ,e reggiani biondo e bravo ,dizione perfatta e tempi perfetti, ridatemi ,,la cittadella,,,con alberto lupo ,i classici russi,lea massari ,superlativa ,oggi abbiamo la ferilli ,ma fatemi il piacere,,,,

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