
Alla fine degli anni ottanta, una bambina speciale aveva rapito, con ben 96 puntate all’attivo divise in quattro serie, il cuore dei piccoli telespettatori di mezzo mondo. La bambina aveva abilità speciali, come la superforza, la supervelocità, una capacità fuori dal normale di apprendimento, ma, ben più strano, una presa della corrente sotto il braccio, un pannello di controllo sulla schiena e la capacità di cuocere con le proprie mani i pasti: oggi Recorder vi accompagna con la memoria a riscoprire Super Vicky.
La serie prodotta dalla MPC, in collaborazione con la 20th Century Fox, è passata alla storia per essere stata considerata una delle più brutte mai create, ma col passare degli anni si sta rivalutando, grazie alla sua capacità di precorrere i tempi e al fascino che ancora oggi è capace di trasmettere nei più piccoli.
Ted Lawson (Dick Christie) è un ingegnere ingenuotto della United Romotronics, sposato con l’insegnante delle elementari Joan (Merla Pennigton) ed è padre di un bambino paffutello di nome Jamie (Jerry Supiran). Quando la coppia decide di regalare al proprio figlio una sorellina, la scelta ricade sulla finta adozione del robot con le fattezze di una bambina, Vicky (Tiffany Brissette), progettato da Ted.
La nuova componente della famiglia desta molto sospetto nei vicini di casa dei Lawson, i Brindle: Brandon (William Bogert), il viscido capo di Ted, la moglie Bonnie (Edie McClurg) e la piccola rossa e lentigginosa ficcanaso Harriet (Emily Schulman), perdutamente innamorata di Jamie (trashissime le scene di corteggiamento di lei nei suoi confronti, fatte di ammiccamenti, spalle scoperte, mosse da gatta).
In effetti, ed è su questo che si basa tutta la storia, la piccola robottina, vestita con abitino rosso (in tinta con il fiocchetto che le raccoglie i capelli) e grembiulino bianco, che vive dentro l’armadio a muro e parla con voce monotona, non conosce i modi di fare umani e non prova sentimenti, quindi, in ogni puntata, crea situazioni imprevedibili, a volte imbarazzanti, che metteranno a dura prova la segretezza del progetto.
In ogni puntata di Small Wander (titolo originale della serie), della durata di 25 minuti l’una, Vicky imparerà gli usi e i costumi dei ragazzini della sua età, scoprirà come rapportarsi con i suoi coetanei e dopo l’upgrade, a provare sentimenti e ad avere una sensibilità fuori dal comune.
Alcune annotazioni sulla serie: nessuno degli attori è riuscito a sfondare nel mondo della televisione o del cinema; il telefilm ha visto la partecipazione in un ruolo secondario di Brian Austin Green (il David di Beverly Hills 90210); doveva esistere uno spin-off tratto con la sorella cattiva di Vicky, Vanessa (che compare in alcune puntate della serie e parla sboccatamente, fuma ed è pestifera), ma a causa di scarsità di fondi non venne realizzata; si disse che Billy Corgan, leader degli Smashing Pumpkins impersonasse Jamie, data la sua somiglianza con il protagonista della serie, ma tutto ciò è soltanto una leggenda; la serie è stata girata con budget ridotto.
Concludendo: Super Vicky, può anche non piacere, ma rimarrà nella memoria di molti, visto le molteplici repliche, solitamente mattutine, degli episodi da parte di Mediaset (priama su Canale5 poi su Italia1). Forse non sarà il telefilm della vita, ma è divertente e regala attimi di svago nei quali spegnere il cervello (come poteva fare Vicky) e rilassarsi.