
Agrodolce, soap di Raitre a rischio cancellazione, non solo avrà una seconda stagione, ma pure una terza: la notizia, data dall’assessore alla Presidenza della Regione Sicilia Gaetano Armao qualche giorno fa nel corso della rassegna sul cinema breve svoltasi a Capaci, è stata accolta positivamente dalle maestranze, dagli attori e dai fan della fiction, un po’ meno da alcuni siciliani.
La ragione è semplice: i soldi per produrre le prossime due stagioni, 25 milioni di euro, verranno presi dai Fas (Fondi aree sottosviluppate), anziché essere messi da finanziatori esterni (se è così un buon prodotto, dicono, quanto ci vuole a trovare soldi altrove?). Quei soldi, sottolineano coloro che sono contrari, potrebbero servire per progetti più utili. Di contro, c’è chi ricorda che Agrodolce non solo dà lavoro a molti siciliani, ma è anche una importante vetrina per il turismo.





Ogni anno la medesima solfa, al punto che anche noi rischiamo di diventare monotoni, scrivendo le stesse cose a distanza di dodici mesi. Fatto sta che il processo ha imboccato il suo iter inarrestabile e nulla e nessuno sembra in grado di riportarlo a livelli accettabili. Ogni estate la cosiddetta tv generalista nella fattispecie Rai e Mediaset, più la prima che la seconda a dir la verità che ricordiamo essere, ormai solo sulla carta, servizio pubblico sovvenzionato dai cittadini, cala il sipario una volta terminata la stagione televisiva che ingolosisce i pubblicitari. E’ la costipazione dei palinsesti.





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