Attore di cinema e teatro, autore televisivo e radiofonico, regista: è il barese Stefano Sarcinelli. Nei numerosi anni di carriera alle spalle, attingendo a un’inesauribile versatilità può vantare, fra le tante, esperienze artistiche con Mariano Rigillo, Antonio Ferrante, Gabriele Salvatores, Antonio Albanese, Francesco Paolantoni , Giobbe Covatta. In tv firma nel 1987 L’Araba Fenice per Italia Uno, poi per Raitre La Fabbrica dei sogni e su Odeon Telemeno dove tornerà con il divertente Spartacus, mentre per Raidue e la volta di Fate il vostro gioco, Chi c’è, c’è, Tiramisù, Macao, Scirocco, della sitcom Baldini e Simoni, Convenscion, Superconvenscion.
Stefano, il pubblico romano ti ha seguito nell’edizione natalizia di Da Giovidì a Giovidì con Marco Marzocca e Max Paiella al Teatro Brancaccio di Roma, possiamo dire che il teatro rimane il tuo primo amore artistico?
Senz’altro. Ho iniziato seguendo una passione. Era un’idea per partecipare al mondo, tale è rimasta. Il problema è vedere se il teatro ama me ma questo è un altro problema.
Qual’è lo stato di salute del teatro in Italia?
Non sta bene… anzi è moribondo. I teatri sono in difficoltà e le compagnie stentano come non mai, però il teatro ha la pelle dura e sono certo che si riprenderà.









Le vie del successo sono infinite, a volte ti prende quando meno te lo aspetti, magari dopo una ricerca tanto incessante quanto improduttiva ed ha l’effetto inebriante di una bibita alcolica, difficile da gestire e dal sapore amaro quando esaurisce senza lasciare traccia. Sarà per questo che figure come Alba Parietti si aggirano ancora negli studi televisivi, alla ricerca di quella notorietà alla cui fonte hanno attinto sia pure per breve tempo, dando sfogo a dichiarazioni che attirino ancora un minimo di attenzione, senza che nessuno glielo abbia chiesto.

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