
Da domani, questa notte da noi, con la corsa sul circuito di Phillip Isalnd (Australia) prende il via il Campionato Mondiale Superbike 2010.
Per l’undicesimo anno consecutivo a trasmettere in chiaro le gare di motociclismo sarà La7: il canale di Telecom Italia Media garantirà 50 ore di programmazione tra superpole, qualifiche, gare, approfondimenti e speciali, con la telecronaca del duo Luigi Vignando – Mauro Sanchini e le interviste a caldo dalla pitlane di Fabrizio Calia.
Chi possiede il satellite può seguire le gare o su Eurosport, con la telecronaca di Federico Toti e Giorgio Rampi e il commento tecnico di Fabrizio Pirovano dai box o su Dahlia (solo per abbonati) che, insieme alle dirette della Superbike, offre in esclusiva quelle della Supersport e del Campionato Europeo Superstock.








Il compianto Gianfranco Funari nella sua irrefrenabile schiettezza affermava:“la tv è come la merda, bisogna farla ma non guardarla”. Noi che anni fa sia pure nel nostro piccolo, l’abbiamo fatta ci sentiamo di dargli ragione, peccato che il rapporto Censis 2009 riporti dati che vanno nella direzione opposta: la televisione resta il mezzo di comunicazione più diffuso, raggiungendo il 97,8% della popolazione, sebbene, bisogna dirlo, si accentui il tasso di diffusione di internet nel nostro Paese cresciuto dal 20,1% del 2001 all’attuale 47%, alla rete attingono le fasce d’età più giovani: l’80,7% degli under 30, che saranno i genitori di domani e si spera diano uno scossone al caravanserraglio a cui bisogna assistere ogni maledetto giorno che il buon Dio generosamente ci regala.
Umiliati e offesi: siamo andati a scomodare Dostoevskij nell’intento di interpretare i malumori delle tante persone che negli ultimi quindici giorni, in particolare nella zona di Roma avvolta nel clima da switch off digitale, si sono ritrovate ad armeggiare con i decoder, uno per ogni apparecchio televisivo, trasformatisi in vere e proprie trappole malefiche. Un’esperienza non proprio condivisibile che invece in queste ore sta vivendo la popolazione della Campania, con gli inevitabili inconvenienti e disservizi che si sarebbero potuti evitare, se solo si fosse voluta abbassare di qualche grado la febbre da digitale che negli ultimi mesi ha colpito certi ambienti governativi. Ci sembra opportuno ricordare che la data ufficiale in Europa per il passaggio dall’analogico al digitale è il 31 dicembre 2012: perchè tanta fretta da noi nel voler abbandonare la “vecchia televisione“, quando si sarebbe potuto seguire un regime misto ancora per qualche tempo?