Home » Digitale terrestre, innovazione a caro prezzo

Digitale terrestre, innovazione a caro prezzo

Umiliati e offesi: siamo andati a scomodare Dostoevskij nell’intento di interpretare i malumori delle tante persone che negli ultimi quindici giorni, in particolare nella zona di Roma avvolta nel clima da switch off digitale, si sono ritrovate ad armeggiare con i decoder, uno per ogni apparecchio televisivo, trasformatisi in vere e proprie trappole malefiche. Un’esperienza non proprio condivisibile che invece in queste ore sta vivendo la popolazione della Campania, con gli inevitabili inconvenienti e disservizi che si sarebbero potuti evitare, se solo si fosse voluta abbassare di qualche grado la febbre da digitale che negli ultimi mesi ha colpito certi ambienti governativi. Ci sembra opportuno ricordare che la data ufficiale in Europa per il passaggio dall’analogico al digitale è il 31 dicembre 2012: perchè tanta fretta da noi nel voler abbandonare la “vecchia televisione“, quando si sarebbe potuto seguire un regime misto ancora per qualche tempo?

Invece si è voluto dar vita a uno:“uno switch off all’amatriciana” come lo ha definito l’Aduc (Associazione diritti utenti e consumatori), convinta che il passaggio alla tv digitale terrestre sia avvenuto:“all’insegna del pressapochismo e della disinformazione”. Alla portata dell’utente una quantità illimitata di apparecchietti presi d’assalto nelle ore precedenti al “grande momento” molti dei quali rivelatisi di difficile gestione soprattutto da parte delle persone anziane. Il Ministero dello Sviluppo economico ha messo a disposizione il numero verde 800 022 000, spacciato come una sorta di panacea in grado di ovviare a ogni malfunzionamento, quando sappiamo bene come spesso gli incovenienti si siano riproposti a ogni ripetuta sintonizzazione, necessaria sopratutto in questa prima fase dello switch off.

La situazione è davanti agli occhi di tutti: canali spariti che si materializzano da tutt’altra parte, altri intermittenti (a volte ci sono altre volte no), la numerazione tradizionale sfalsata da una mancata assegnazione definitiva delle frequenze, per cui La 7 ad esempio si ritrova confinata su un canale periferico mentre su quel tasto è più facile trovare un’emittente locale, la quale non trova di meglio da fare che trasmettere su tutte le frequenze la stessa programmazione: a questo punto la varietà dell’offerta dov’è? Se poi la Rai sparisce, è colpa del decoder a cui bisogna far credere d’essere in Germania per avere modo di seguire i canali della tv pubblica collocati al loro posto. Chi dirà alle persone che probabilmente molti dei decoder sono già obsoleti e nel 2012 bisognerà riacquistarli?

Quella del digitale terrestre si è rivelata fin da subito una torta appetitosa in cui molti hanno potuto affondare le grinfie: numeri alla mano secondo i dati DGTVi (l’associazione italiana per lo sviluppo della televisione digitale terrestre) negli ultimi 90 giorni sono stati venduti 21 milioni di decoder di cui 1,7 milioni nel Lazio solo a settembre. Viene da chiedersi perchè si sia deciso di far pesare sui cittadini, in un periodo non proprio roseo per le finanze, il costo totale dello switch off, dando la possibilità a pochi di accedere a degli sconti sugli apparecchi più costosi tra l’altro, quando forse si sarebbe dovuto assegnare in via gratuita ad ogni famiglia almeno un decoder.

Non ci stupiremmo se nel consiglio di amministrazione di qualche società produttrice, sedesse un rinomato nome della grande imprenditoria italiana come era già accaduto in passato nel caso della Solari.com di Paolo Berlusconi. A brindare naturalmente attorno alla ricca tavola imbandita del digitale terrestre, anche le marche produttrici di televisori, quelli troppo vecchi sono praticamente inutilizzabili, gli antennisti, negli ultimi tempi chiamati ad un super lavoro per rimettere a posto gli impianti malandati e le aziende televisive satellitari, che vedono l’opportunità di icrementare il numero di clienti soprattutto in quelle aree dove il digiatale terrestre ha difficoltà di penetrazione: una grande festa in cui l’unico assente è proprio il pubblico, che dovrebbe fruire di una proposta televisiva maggiore che al momento latita, per il futuro si vedrà.

Lascia un commento