
Ieri Paolo Garimberti ha esordito come Presidente del consiglio di amministrazione della Rai: il neopresidente ha scritto una lettera di presentazione in cui assicura, tra l’altro, di essere il garante della libertà e del pluralismo, della tutela della libertà di espressione, dell’obiettività, della completezza, della lealtà e dell’imparzialità dell’informazione e fa i complimenti a tutti coloro che ci lavorano (“Altro che carrozzone. La Rai oggi è un’Azienda sana, senza debiti, che opera su tutte le nuove piattaforme e gli ottimi risultati che ottiene sono il frutto del vostro lavoro”), finendo poi per approvare il bilancio in perdita di 7,1 milioni di euro.
Tra poche ore dovrebbe esordire come direttore generale Mauro Masi, visto che alle 12.30 il Cda procederà alla nomina formale. Molti mi hanno chiesto chi è costui. Eccovi accontentati.
Mauro Masi è un Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana, nato nel 1953 a Civitavecchia, che ha svolto ultimamente l’incarico di Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (ruolo già ricoperto nel 2001).
Sposato e padre di due figli, Masi si è laureato in Giurisprudenza nel 1977, diplomato in gestione e controllo dell’attività bancaria alla scuola di direzione aziendale della Bocconi di Milano nel 1978 e diplomato alla Harvard Law School nel 2000.
Masi lavora da molto tempo nel campo della comunicazione: nel 1988 è consigliere per la comunicazione economica, poi diventa direttore dell’ufficio stampa della segreteria del tesoro e portavoce di Lamberto Dini, poi nel 1996 viene nominato capo del Dipartimento per l’Editoria e lavora alle leggi sul diritto d’autore, sull’editoria e sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali.
Nel 1999 Masi diventa commissario straordinario della Siae, riuscendo in quattro anni, a quanto si evince dalla sua scheda a riportarla in attivo (da un deficit di 28 milioni di euro arriva ad avere un utile di 5 milioni), poi come già anticipato diventa Segretario generale della presidenza del Consiglio, carica che ricopre per la seconda volta dal 2008 (oltre ad essere a capo del dipartimento dell’Editoria).
Basteranno simili titoli a garantire limpidezza ed equità in Rai?