
Nato il primo dicembre del 1980, il canale televisivo via cavo Bravo è stato il primo negli Stati Uniti dedicato allo spettacolo in genere, con contenuti interamente gratuiti. Di proprietà della Rainbow Media a cui poi si affianca nel 1999 con il 20% di partecipazione la Metro Goldwin Mayer, il canale viene poi acquistato nel 2002 dalla NBC Universal. La sede si trova al Rockfeller Center di New York, attualmente viene visto in 80 milioni di case.
Dal 2000 la programmazione di Bravo ora disponibile anche sul satellite, è incentrata soprattutto sulla messa in onda di reality show, sfilate di moda e trasmissioni su personaggi famosi, che gli ha consentito di divenire molto popolare tra i giovani e telespettatori gay: la fascia d’età a cui si rivolge va dai 14 ai 54 anni.
Tra i programmi di punta Inside the Actors Studio presentato da James Lipton, trasmesso anche in Italia da alcuni canali satellitari, dove un’importante attore diplomatosi alla celebre scuola di recitazione, si confronta con gli studenti e il reality Project Runaway condotto anche dalla top model Heidi Klum, una sfida tra giovani stilisti di moda nel creare i modelli migliori. Particolarmente apprezzata dal 2003 la serie rivolta a un pubblico gay Queer Eye for the Straight Guy poi solo Queer Eye scritta da David Collins e Michael Williams terminata nel 2007 con una media di 3,5 milioni di telespettatori.
“Sky si è fermata, negli ultimi dati non è cresciuta di un abbonato ed ha un livello di ‘turn’ negativo. Penso che la nostra concorrenza con Premium abbia un peso, anche se la sfida è ancora lunga”. Affermava qualche giorno Pier Silvio Berlusconi 
Appetibile più che mai il pubblico televisivo dei giovanissimi, lo conferma il recente exploit di canali dedicati a loro fra cui l’acclamato
Ogni settimana vi abbiamo proposto finora le biografie di buona parte delle tv private storiche italiane. Quello dell’emitenza locale è un bacino che durante gli anni ’80 ha avuto un sorprendente boom, poi ridimensionatosi per la nascita e crescita dei grandi network che hanno mano mano monopolizzato l’attenzione del grande pubblico, rosicchiando una fetta cospicua di risorse, ciò non toglie che esistano ancora degli imprenditori, pochi a dir la verità, disposti ad investire nel settore televisivo, dando vita a delle realtà giovani come quella di cui parliamo questa settimana 


Questa settimana andiamo alla scoperta della Sveriges Television AB ovvero la SVT, il servizio pubblico di telediffusione svedese. L’organizzazione dell’emittente con sede in diverse parti del Paese fra cui le città di Malmo e Goteborg, si rifà molto a quella della più blasonata consorella inglese 


Tivù Sat ai nastri di partenza, data ufficiale d’inizio 31 luglio 2009, comunicata da Luca Ambrogetti presidente di Digtvi (l’associazione nata per promuovere il digitale terrestre) a Digital Sat a margine del Forum Europeo sulla tv digitale tenutosi di recente a Lucca, dove il direttore marketing della società Tivù, David Bogi a ufficializzato il progetto: “Tivù è nato ad ottobre 2008, partecipata da Rai e Mediaset al 48% ciascuno e al 4% da TI Media. Due missioni principali: promuovere e spingere lo sviluppo della TDT in Italia, unitamente al processo di switch previsti dal Ministero dello Sviluppo Economico. La seconda è di garantire a chi non è coperto dal segnale terrestre, non solo digitale ma anche analogico, di poter fruire della offerta digitale con Tivù Sat, satellitare gratuito offerto dalla società Tivù srl”
Aria di cambiamenti per Sat2000, l’emittente televisiva della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) in onda dal 1998. Durante l’ultima assemblea generale, che aveva fra gli argomenti all’ordine del giorno il passaggio al