“Sky si è fermata, negli ultimi dati non è cresciuta di un abbonato ed ha un livello di ‘turn’ negativo. Penso che la nostra concorrenza con Premium abbia un peso, anche se la sfida è ancora lunga”. Affermava qualche giorno Pier Silvio Berlusconi a margine della presentazione dei prossimi palinsesti Mediaset, parole che suonano proprio come un guanto di sfida nei confronti della piattaforma satellitare tutt’altro che inerte davanti agli eventi che si succedono.
Non è una novità che il punto debole del digitale terrestre prossima opzione per chi vuole continuare a ricevere i programmi televisi sia l’alta definizione: una banda che assorbe molto spazio e quindi dispendiosa sotto tutti i punti di vista, il discorso cambia per chi si muove in ambiti satellitari: “L’Alta definizione è la nuova rivoluzione. Perché rende molto più intensa l’emozione che si prova assistendo a un evento sportivo, a un film o a un documentario” -ribadisce Andrea Scrosati, vice presidente di Sky Italia– “Vivere una partita di calcio in HD vuol dire essere lì, sul campo, vicino al tuo giocatore del cuore. Vedere un film in HD vuol dire gustarne ogni dettaglio e perdersi nella sua trama”.
Alla continua e costante offerta di canali satellitari, tra poco anche Cult (canale 131) diverrà un’icona dell’offerta Cinema, Sky unisce quella della qualità dell’immagine, ovvio che bisognerà dotarsi degli apparecchi necessari a supportare la tecnologia come un decoder e televisore HD e magari anche un’impianto home theater ma da qui alla fine di agosto l’offerta di Sky sarà tale da giustificare un investimento del genere.

Appetibile più che mai il pubblico televisivo dei giovanissimi, lo conferma il recente exploit di canali dedicati a loro fra cui l’acclamato
Ogni settimana vi abbiamo proposto finora le biografie di buona parte delle tv private storiche italiane. Quello dell’emitenza locale è un bacino che durante gli anni ’80 ha avuto un sorprendente boom, poi ridimensionatosi per la nascita e crescita dei grandi network che hanno mano mano monopolizzato l’attenzione del grande pubblico, rosicchiando una fetta cospicua di risorse, ciò non toglie che esistano ancora degli imprenditori, pochi a dir la verità, disposti ad investire nel settore televisivo, dando vita a delle realtà giovani come quella di cui parliamo questa settimana 


Questa settimana andiamo alla scoperta della Sveriges Television AB ovvero la SVT, il servizio pubblico di telediffusione svedese. L’organizzazione dell’emittente con sede in diverse parti del Paese fra cui le città di Malmo e Goteborg, si rifà molto a quella della più blasonata consorella inglese 


Tivù Sat ai nastri di partenza, data ufficiale d’inizio 31 luglio 2009, comunicata da Luca Ambrogetti presidente di Digtvi (l’associazione nata per promuovere il digitale terrestre) a Digital Sat a margine del Forum Europeo sulla tv digitale tenutosi di recente a Lucca, dove il direttore marketing della società Tivù, David Bogi a ufficializzato il progetto: “Tivù è nato ad ottobre 2008, partecipata da Rai e Mediaset al 48% ciascuno e al 4% da TI Media. Due missioni principali: promuovere e spingere lo sviluppo della TDT in Italia, unitamente al processo di switch previsti dal Ministero dello Sviluppo Economico. La seconda è di garantire a chi non è coperto dal segnale terrestre, non solo digitale ma anche analogico, di poter fruire della offerta digitale con Tivù Sat, satellitare gratuito offerto dalla società Tivù srl”
Aria di cambiamenti per Sat2000, l’emittente televisiva della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) in onda dal 1998. Durante l’ultima assemblea generale, che aveva fra gli argomenti all’ordine del giorno il passaggio al 