
Da questa sera, ed ogni mercoledì sera alle 21 su Joi, torna la serie Life, che vede come protagonista il poliziotto Charlie Crews (Damian Lewis), l’uomo che è stato lasciato marcire 12 in galera per un crimine mai commesso e riabilitato durante la prima stagione della serie (andata in onda su Italia 1 lo scorso anno).
La seconda stagione sarà composta da 22 episodi, il doppio della prima stagione che fu costretta a farne 11 a causa dei continui scioperi.
Per fare il punto della situazione: la prima stagione vede Crews uscito di prigione, completamente rinvigorito grazie alla filosofia zen e reintegrato all’interno della polizia di Los Angeles, con un grande regalo in milioni di dollari (visto che è stato in galera per nulla). Nella sua nuova vita porta il suo amico ex carcerato, compagno di cella ed ex consulente finanziario che ora le gestisce i soldi, Ted Early (Adam Arkin), all’interno del distretto gli danno una nuova compagna di lavoro Dani Reese (Sarah Shahi) molto forte, determinata e con un passato difficile tra droga ed alcool, per non parlare che è figlia di Jack Reese (Victor Rivers) ex poliziotto, ed uno dei cospiratori nei confronti di Charlie.

Niente sesso siamo inglesi, recitava un vecchio film del ’73 di Cliff Owen, i tempi però sono cambiati e nonostante le prese di posizione di chi dalla mentalità bigotta vorrebbe cancellare ogni minimo accenno erotico dal mezzo televisivo, la stessa tv ha fatto di certi argomenti anche solo allusi, in base alla fascia oraria, la propria migliore arma di seduzione acchiappa audience. Ecco arrivare quindi dal canale inglese
Ieri sera è andata in onda la prima puntata della miniserie 








Il sistema televisivo in toto, nella fattispecie quello italiano è giunto ad una svolta epocale, il tradizionale concetto di diffusione televisiva con l’avvento del digitale terrestre viene stravolto a favore di una migliore qualità del segnale unita a una maggiore offerta di cui l’utente non potrà che beneficiarne. Finalmente da qualche giorno l’Italia può contare anche su regole certe circa l’intero processo di digitalizzazione del Paese. Ricorderete come nel 2006 la Commissione europea avviò una procedura d’infrazione, ritenendo che la legislazione italiana non soddisfacesse gli obblighi imposti dalle norme Ue sulla concorrenza, ravvisando delle restrizioni ingiustificate alla prestazione di servizi di radiotelediffusione e vantaggi agli operatori analogici esistenti.