Tv, ospiti di domenica 4 Novembre: Nicole Minetti a Cielo che gol, Sgarbi a DomenicaLive, Allevi dalla Cabello

di Giulio Pasqui 2

Quali saranno i protagonisti di questa domenica?! Anzitutto Barbara D’Urso che, dopo due anni di assenza, torna nel pomeriggio festivo di Canale 5 con Domenica Live. Da segnalare anche i ritorni in tv di Nicole Minetti, protagonista dell’intervista realizzata dal Commissario Ventura a Cielo che gol, e di Vittorio Sgarbi a Domenica Live.

DOMENICA LIVE – Nella prima puntata del nuovo corso di Domenica Live, Barbara D’Urso ospiterà Vittorio Sgarbi, reduce dal bruttissimo incidente automobilistico che lo ha visto protagonista la scorsa settimana. Maria Carmela tornerà ad occuparsi anche del caso di Avetrana ospitando in studio Giacomo Scazzi, il papà della piccola Sarah. Inoltre ci sarà uno spazio dedicato a Beppe Grillo.

QUELLI CHEGiovanni Allevi sarà uno dei protagonisti dello show domenicale condotto da Victoria Cabello. Il famoso pianista presenterà Sunrise, primo singolo estratto dall’omonimo album uscito il 31 ottobre. Victoria intervisterà anche Paolo Limiti e i protagonisti del progetto REP: Carlotta Natoli, Dino Abbrescia, Susy Laude e Paolo Sassanelli.

Tra gli “ospiti tifosi” troveremo Vincenzo Bocciarelli, Geo Longhi Zanardi, Miss Simpatia Veronica Maffei, David Coco, Tania Zamparo e il ‘Diablo’ Alessandro Spedicati.  Inoltre assisteremo ad un nuovo appuntamento con le avvincenti prove di Sempione Express e alle imperdibili imitazioni di Virginia Raffaele e Ubaldo Pantani.

Pur non essendo annoverata nel comunicato stampa, secondo Dagospia anche Selvaggia Lucarelli sarà fra gli ospiti di Quelli che per presentare il suo nuovo programma Celebrity Now, in onda su Sky.

CIELO CHE GOL – Dopo l’esordio non esaltante della scorsa settimana, su Cielo è prevista la seconda puntata del nuovo show calcistico condotto da Simona Ventura con Alessandro Bonan. L’ospite di punta di questa settimana sarà Nicole Minetti, che torna ad essere protagonista della domenica pomeriggio televisiva dopo l’ospitata di tre settimane fa a Domenica Live. Inoltre saranno presenti in studio: Teo Teocoli per la rubrica Cielo Book!, Beppe Bergomi per l’intervista Flipper, Raf e gli Akmè per lo spazio musicale. Tornerà anche il talent Sognando Caressa, che mette alla prova aspiranti telecronisti.

DOMENICA IN – Lorella Cuccarini, nel suo spazio Così è la vita, ospiterà la cantante Patty Pravo, tornata in forma dopo un periodo buio in cui è stata vittima di attacchi di panico. Per il momento non abbiamo altre informazioni.

Commenti (2)

  1. Cielo che Goal è il programma domenicale che preferisco: unisce lo spettacolo del calcio all’intrattenimento!

  2. Il 7 aprile 1995 ha letto al Sgarbi quotidiani una lettera sui «veri colpevoli» dell’assassinio di Don Pino Puglisi, non rilevando le generalità essendo priva di firma ma attribuita ad un sedicente amico del sacerdote assassinato; la missiva accusava come mandante il procuratore Caselli e come sicario Leoluca Orlando.

    « Fui più volte contattato da Caselli e dai suoi uomini […] pretendevano accuse, nomi, circostanze… volevano che denunciassi la mia gente e miei ragazzi… che rivelassi cose apprese in confessione […]. Caselli disprezza i siciliani, mi vuole obbligare a rinnegare i miei voti e la mia veste, pretende che mi prostituisca a lui. Più che nemico della mafia, è un nemico della Sicilia. Orlando è un mafioso vestito da gesuita […]. Caselli ha fatto di me consapevolmente un sicuro bersaglio. Avrà raggiunto il suo scopo quando un prete impegnato nel sociale verrà ucciso […]. Caselli, per aumentare il suo potere, ha avuto la sua vittima illustre. »

    Caselli in vita sua non conobbe mai don Puglisi[96][97]. Per queste dichiarazioni Sgarbi è stato condannato per diffamazione in primo e secondo grado[78][97]. Nel suo libro Un magistrato fuorilegge Caselli ha affermato che la Cassazione ha in seguito dichiarato la prescrizione del reato[78], ma Sgarbi, tramite il suo avvocato, ha contestato questa ricostruzione sostenendo che la Cassazione aveva invece annullato le precedenti sentenze rimandando quindi il tutto a un nuovo giudizio che non c’è mai stato per l’intervenuta prescrizione.[98]
    Condanna per assenteismo e produzione di documenti falsi

    Nel 1996, con sentenza definitiva della Pretura di Venezia, è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi (per la richiesta di aspettativa per motivi di salute) e assenteismo nel periodo 1989-1990, mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto, e al tempo della sua partecipazione al Maurizio Costanzo Show. Condannato a pagare un indennizzo di 700 000 lire, il critico d’arte si giustificò affermando che la sua assenza dall’ufficio dipendeva dall’impegno per la redazione d’un catalogo d’arte, e parlando di “arbitrio, discrezionalità e follia” a proposito della sentenza.[99][100][101][102][103]
    Condanna per diffamazione aggravata contro Caselli e il pool di Milano

    Il 14 agosto 1998, dopo la morte di Luigi Lombardini, in un’intervista a Il Giornale ne attribuisce la responsabilità alle «inchieste politiche di Caselli […] uomo di Violante», in quanto «il suicidio di Lombardini ha evidenziato la natura esclusivamente politica dell’azione di Caselli e i suoi» che «impudentemente frugano nella sua tomba […] sul suo cadavere»; il 17 agosto, ignorando i ringraziamenti dell’avvocato di Lombardini per la correttezza tenuta da Caselli nella conduzione dell’interrogatorio nonché il positivo pronunciamento del CSM in merito, ne chiede «l’immediato arresto» nonché la «sospensione dal servizio e dallo stipendio». Alla successiva querela, l’intervistatore Renato Farina ed il direttore Mario Cervi scelgono il patteggiamento, mentre Sgarbi la via del processo; ad una delle udienze «non si presenta in Tribunale (a Desio) dicendo di essere a Bologna per un altro processo; il giudice telefona a Bologna e scopre che lì Sgarbi ha fatto lo stesso sostenendo di essere a Desio».[104] Per queste affermazioni nel 1998 verrà condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli, oltre a 1.000 € di multa.

    Vi è chi, di fronte a questo pronunciamento, ha sostenuto che la condanna sarebbe occorsa per aver Sgarbi definito le indagini “politiche”,[105] esercitando il proprio diritto di critica (Francesco Cossiga, Ettore Randazzo, Fabrizio Cicchitto e Niccolò Ghedini). Questa ricostruzione è stata contestata da Marco Travaglio, per il quale «criticare significa affermare che un’inchiesta è infondata, una sentenza è sbagliata. Ma sostenere che un PM e l’intera sua Procura sono al servizio di un partito, agiscono per finalità politiche, usano la mafia contro lo stato, non è criticare: è attribuire una serie di reati gravissimi, i più gravi che possa commettere un magistrato».[106]
    Condanna civile per ingiurie contro Marco Travaglio

    Il 1º maggio 2008, durante la puntata televisiva di AnnoZero[107], Vittorio Sgarbi si rivolse al giornalista Marco Travaglio con insulti molto pesanti: «Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te». Il 10 dicembre 2009 il Tribunale Civile di Torino condanna Sgarbi a 30.000 € di risarcimento per ingiurie e al pagamento delle spese legali[108]. Il giudice ha anche stabilito la pubblicazione della sentenza su la Repubblica e La Stampa[109].

    Il 6 ottobre 2010 è stato nuovamente condannato al pagamento di 35.000 €, avendo rimarcato «Mi correggo. Travaglio non è un pezzo di merda. È una merda tutta intera» sulle colonne del quotidiano online La voce d’Italia e due giorni dopo dagli studi di Domenica Cinque, il programma televisivo condotto da Barbara D’Urso.[110][111]
    Condanna per diffamazione contro Roberto Reggi

    Nel luglio 2009 Sgarbi è stato condannato per diffamazione: la sentenza è stata proclamata dal tribunale di Monza. Il critico d’arte infatti insultò Roberto Reggi, il sindaco di Piacenza, dai microfoni di Rtl 102.5; il pubblico ministero aveva chiesto 4 mesi, ma la pena è stata poi inasprita a 6 mesi. Tuttavia grazie all’indulto la pena è stata sostituita da un risarcimento, da versare nelle casse del comune piacentino.[112]
    Condanna per diffamazione contro Raffaele Tito

    Nonostante la sopraggiunta prescrizione che ha “cancellato” il reato di diffamazione, il 26 maggio 2010 Sgarbi è stato condannato dalla Corte d’Appello di Venezia al pagamento di 110.000 € come risarcimento al procuratore aggiunto di Udine ed ex pm di Pordenone, Raffaele Tito per averlo pesantemente diffamato nel corso di alcune puntate di Sgarbi quotidiani andate in onda su Canale 5 nel 1997. L’ammontare del risarcimento è stato ridotto di un quarto rispetto a quello stabilito in primo grado, in quanto per una delle trasmissioni incriminate Sgarbi è stato dichiarato non punibile. L’intero iter giudiziario è durato ben 13 anni in quanto i legali di Sgarbi, dopo la condanna di primo grado a un anno e un mese di reclusione intervenuta nel 2001, avevano fatto ricorso alla Corte costituzionale rilevando l’insindacabilità delle sue affermazioni in quanto all’epoca il critico era parlamentare; ma la Consulta rispedì gli atti al Tribunale rigettando l’istanza e dando il via libera al processo[113].
    Condanna per ingiuria contro Gianfranco Amendola

    Con sentenza del 15 settembre 2003 del Tribunale Civile di Roma, Sgarbi è stato condannato al pagamento a favore del magistrato Gianfranco Amendola di 30.000 Euro più spese legali per le frasi ingiuriose pronunciate nel corso di una serata del Maurizio Costanzo Show nel 1993, quali, come da sentenza, “incapace, ignorante, bugiardo, maiale”. Dieci anni di causa di primo grado scandite da intervenute modifiche di legge e da una sentenza della Corte Costituzionale che annullò[114] la deliberà di insindacabilità a favore di Sgarbi adottata dalla Camera dei Deputati. Sentenza confermata nel 2009 dalla Corte d’Appello di Roma con condanna ad ulteriori spese legali, passata successivamente in giudicato. Ad oggi Sgarbi non risulta aver onorato la sentenza.
    Condanna per diffamazione contro Ilda Boccassini (confermata in Cassazione)

    Nel maggio 2011 la Corte di Cassazione con sentenza 10214, conferma la condanna al risarcimento per danni da diffamazione, a favore del pm milanese Ilda Boccassini, a carico di Sgarbi e del circuito televisivo di Mediaset. La Suprema Corte respinge il ricorso con il quale Sgarbi e Reti Televisive Italiane sostenevano la liceità di alcune espressioni usate nella trasmissione “Sgarbi quotidiani”, andata in onda il 16 febbraio 1999, durante la quale la Boccassini veniva criticata in relazione all’inchiesta sul capo dei gip della Capitale, Renato Squillante. Sgarbi e RTI sono stati condannati a rifondere in solido il pm Boccassini con 25.822 euro

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