Anni fa un noto doppiatore ci rivelò che mai avrebbe permesso a suo figlio di entrare in una sala di doppiaggio se non dopo la maggiore età, perchè la sua giovinezza potesse scorrere lungo i binari naturali, senza subire gli inevitabili scossoni a cui si è soggetti, una volta intrapesa una qualsivoglia carriera artistica.
Al giorno d’oggi nemmeno i giovanissimi possono ritenersi liberi dai meccanismi dettati dalla televisione, un gigantesco tritacarne mediatico che inghiotte tutto e tutti, irretiti dal fatale richiamo della fama a basso costo, o se volete di facile conquista, che alcuni programmi come i reality e i talent show diffondono a piene mani, confortati da audience di un certo rilievo.
Prendiamo come esempio, Ti lascio una canzone, il talent show di Raiuno condotto da Antonella Clerici, tornato in onda sabato scorso dopo una fortunata prima stagione, seguito da una media di 6 milioni 700mila spettatori: protagonisti bambini tra gli 8 e i 16 anni lanciati nello scintillante mondo dello spettacolo, a tu per tu con l’emozione del palco, la luce dei riflettori, il clamore del pubblico in sala, quanto potrà incidere tutto ciò sulla loro naturale crescita?

Che la tv del 21esimo secolo abbia nel pubblico la sua vittima sacrificale non è una novità, il successo di internet e dei canali digitali, quelli satellitali in primis, certifica che la gente è sempre più stufa delle medesime proposte e cerca dove può delle valide alternative. Al contempo la continua ricerca di risorse, da parte delle generaliste ha ridotto quegli spazi che risultano meno appetibili, commercialmente parlando, tra questi la tv dei ragazzi, come amiamo chiamarla.








