Telegiornali, Agcom annuncia nuove regole per il pluralismo

Il garante per le comunicazioni ha annunciato i nuovi criteri per la vigilanza sul rispetto del pluralismo politico e istituzionale nei telegiornali diffusi dalle reti televisive nazionali.

L’Agcom, che vuole assicurare la massima conoscenza e trasparenza delle valutazioni dell’autorità, traccia le linee guida sia per i periodi non elettorali o referendari, sia per quelli di campagna elettorale. Si legge nella nota:

Nei periodi non elettorali o referendari i dati sono pubblicati sul sito web dell’Agcom con cadenza mensile. Le valutazioni sul rispetto del pluralismo si basano sui dati riferiti a ciascun trimestre e sui parametri costituiti dal tempo di notizia (spazio dato ad un argomento in relazione a un soggetto politico o istituzionale), parola (spazio dato alle dichiarazioni del soggetto politico o istituzionale) e antenna (somma di antenna e parola). Nelle valutazioni l’Autorità si ispira al principio della parità di trattamento, attribuendo peso prevalente al tempo di parola di ciascun soggetto politico o istituzionale, che rappresenta l’indicatore quantitativo più valido per verificare il grado di pluralismo. Fino adesso, nei periodi non elettorali, si faceva invece prevalentemente riferimento al tempo di antenna.

Elezioni anticipate? La tv chiede venia

Credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere”, diceva il compianto Enzo Biagi. Ora che lo spettro delle elezioni anticipate torna ad aleggiare tra gli scranni del Parlamento, il timore da parte nostra è la riproposizione di un copione dalle parti già assegnate e battute scontate, scritto per una pellicola proiettata stancamente l’ennesima volta. Che le elezioni siano la massima espressione di democrazia non c’è al alcun dubbio, quello a cui non ci piacerebbe più assistere è il triste corollario che da qualche tempo le accompagna.

Per cominciare quell’obbrobrio legislativo chiamato par condicio, che dovrebbe (condizionale d’obbligo), regolamentare la visibilità dei vari movimenti politici e che di fatto la strangola. Intere trasmissioni informative, tra cui i tanto vituperati (forse perché utili) talk show, vengono sospesi, togliendo di fatto allo spettatore la capacità di farsi un’opinione, intanto il numero di transfughi delle urne si allunga di volta in volta. Senza contare il vergognoso spettacolo dei telegiornali che tra “panini” vari, pretendono di scandire le tendenze del voto, emettendo messaggi tutt’altro che subliminali su chi sarebbero i “buoni” e chi i “cattivi”.

Telegiornali regno dello squilibrio

Secondo il vocabolario della lingua italiana il termine “squilibrato”, sta per “sbilanciato, sproporzionato che manca di proporzione, che non è bilanciato, pazzo, folle”: tutti significati che calzano a pennello alla peculiare condizione in cui riversa l’Italia del 21mo secolo, dove si preferisce nascondere le realtà scomode a tutto vantaggio della dissimulazione di intenti, delle ammissioni a metà, delle verità rivedute e corrette, espedienti tipici di diversi ambiti tra cui quello politico da cui il mezzo televisivo non può essere certo immune. Ecco quindi la tv e in particolare i telegiornali ridotti a miseri mezzi di propaganda allinearsi alla linea disposta dai governanti, attraverso direttori compiacenti che proprio i suddetti hanno posto li a garanzia di un’informazione corrotta.

Se dovessimo tirar fuori dal cassetto un antico adagio, sceglieremmo senz’altro: “il lupo perde il pelo ma non il vizionon è la prima volta che da queste pagine diamo voce all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e all’ennesima (negli anni sono state molteplici) constatazione che in particolare nei periodi di campagna elettorale l’informazione in Italia sia, come si diceva, squilibrata, niente di strano in un Paese dove al continuo richiamo alla legge si contrappone ogni espediente per aggirarla, o meglio interpretarla a tutto vantaggio delle singole parti.

Telegiornali: crolla il numero dei servizi sulla criminalità. Perché?

La criminalità è diminuita? Stando alle ultime statistiche sembrerebbe proprio di si. Ciò che è calata di sicuro, e in maniera sensibile, basandosi sul report dell’Osservatorio di Pavia su Sicurezza e media (curato da Antonio Nizzoli) è l’attenzione dedicata dai telegiornali alla criminalità: sulle sei reti principali, le tre della Rai e le tre di Mediaset, i servizi sui crimini sono passati dai 3500 del secondo semestre del 2007 ai 2500 del secondo semestre del 2008, fino a meno di 2000 nel primo semestre del 2009.

Come fa notare Repubblica.it se i fatti criminali sono scesi di 8 punti in un anno, le notizie sono diminuite del 20% rispetto a dodici mesi fa e quasi del 50% rispetto al secondo semestre del 2007. Nel caso dei due principali telegiornali, il Tg1 e il Tg5 si passa rispettivamente da 600 a 300 e 900 a 400 servizi sulla criminalità dal secondo semestre 2007 al primo del 2009.

CriticoTv: Cambio vita…mi trasformo?

Specchio dei tempi: in un’ epoca in cui a malapena lo sguardo si incrocia con quello del vicino, in autobus o in metropolitana, di proposito o mossi da un malcelato, istintivo senso di timidezza, evitiamo di intercettare le occhiate dei nostri dirimpettai, alla fine quello che conta è l’aspetto fisico, non sfigurare al cospetto di quel prossimo da cui troppo spesso cerchiamo di nasconderci.

Un paradosso se volete, ma come dicevamo nell’incipit uno spaccato della nostra società, dove la contraddizione la fa da padrona. Ecco quindi spuntare trasmissioni come Cambio vita ..mi trasformo, a cui abbiamo aggiunto nel titolo un ironico punto di domanda. Il programma ha preso il via ieri sera alle 21 su Sky Vivo (canale 109) condotto dalla bella Natasha Stefanenko, una che non ha certo bisogno di modifiche estetiche ma che di fatto ricopre il ruolo paladina di coloro che poco apprezzano il proprio corpo e desiderano con l’aiuto del bisturi dare una migliore immagine di se.

La conduttrice incontra la protagonista di turno, nella fattispecie Chiara, affatto soddisfatta del proprio aspetto femminile, con un ragazzo dal quale ha difficoltà a farsi guardare, di fatto una complessata: poche curve, cicciotella, a scuola zimbello della classe per la sua eccessiva rotondità. Che fare? Mettersi nelle mani degli specialisti del settore che la rimetteranno a nuovo restituendogli una nuova voglia di vivere, che c’è di male in fin dei conti?

Tg squilibrati: lo dice la AgCom

Che i nostri telegiornali fossero faziosi già lo si sapeva. La AgCom (Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni) però se ne accorge solo ora e provvede (in ritardo e inutilmente) a fare un richiamo (brrr che paura!) e chiede:

Immediato riequilibrio dell’informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale.

Come ha fatto il garante ad accorgersi che c’è qualcosa che non va? Ha forse acceso il televisore? Se i telegiornali stanno violando la legge o le trasmissioni di informazione stanno scavalcando le norme vigenti, perché non leggo di multe stratosferiche o di chiusura di trasmissioni invece di essere preso in giro con i richiami?

Televisione: Tg d’informazione o di promozione?

 

Parlando di televisione non è possibile chiudere gli occhi su una realtà che personalmente ritengo preoccupante: la trasformazione dei telegiornali in Show a scapito dell’informazione.

Leggendo i dati auditel (e già fa riflettere che anche l’informazione venga valutata attraverso dei dati che possono essere di interesse prettamente commerciale), si scopre che nel 2007 il Tg1 ha vinto in ogni sua edizione la gara con il Tg5.

Se avete voglia di perdere tempo ad analizzare quale sia il target di pubblico che preferisce un telegiornale anziché un altro non continuate a leggere questo post. Se invece avete curiosità e voglia di commentare le mie riflessioni andate avanti a leggere.