Tg e tecnologia: informazione o spettacolo?

di Redazione Commenta

I telegiornali proseguono di pari passo con l’innovazione, facendo sfoggio appena possibile degli ultimi ritrovati tecnologici: è il caso di SkyTg24 che con il suo touch-screen utilizzato in particolare nella rassegna stampa quotidiana, ha dato slancio a un momento della mattinata che ricordiamo in passato peccare di staticità, risultando stucchevole allo spettatore, più predisposto a un cambio di canale che a sorbirsi una sequela di chiacchiere e commenti.

Ben vengano le novità nel campo dell’informazione, se il fine ultimo è renderla più scorrevole e piacevole, per quanto possano risultare gradevoli notizie di attentati o sulla crisi economica, il rischio di esagerare però è sempre dietro l’angolo come denuncia un recente articolo di Alberto Contri su Il Riformista, secondo cui la spettacolarizzazione delle notizie può arrecare danno alle notizie stesse, a quella che possiamo definire “l’etica” del telegiornale in quanto fonte d’informazione.

La moda del touch-screen è piaciuta talmente dall’essere adottata dagli altri tg, mentre già oltre oceano abbiamo potuto assistere ad una novità che, c’è da scommetterci, i nostri telegiornali faranno presto propria: l’ologramma. I fans di Star Trek, ricorderanno il ponte ologrammi dove è possibile ricreare ogni situazione, ora quella tecnologia è divenuta realtà avendo come battesimo le ultime elezioni americane dove di fatto sulla Cnn, una giornalista ha proiettato la propria immagine tridimensionale da Chicago a New York grazie a una serie di microtelecamere che la riprendevano a 360 gradi.

Operazione perfettamente riuscita e poi ripetuta con il musicista Will I Am, protagonista di un concerto pro-Obama, anche lui “teletrasportato” da Chicago nello studio televisivo grazie alla tecnologica di due aziende: la Vizrt, finlandese, e la SportVu, israeliana. Come riporta il quotidiano La Repubblica, secca e puntuale è arrivata la precisazione di Hans Jürgen Kreuzer, professore di fisica teoretica alla Dalhousie University ed esperto di olografia: “Non si tratta di ologrammi ma di “tomogrammi” l’intervistatore non stava parlando realmente a un’immagine tridimensionale proiettata davanti a lui, ma a uno spazio vuoto, solo gli spettatori in tv potevano vedere la corrispondente interagire e rispondere. Era un effetto speciale, insomma

Per tomogramma si intende un immagine ripresa da tutti i lati, ricostruita dal computer e quindi proiettata su uno schermo. L’ologramma, invece, viene proiettato nello spazio. Ora la domanda nasce spontanea: era così necessario? O non bastava un classico collegamento da studio con tanto di corrispondente seduto e alle spalle l’immagine della città da cui commenta? Ben venga la tecnologia ma auguriamoci in un futuro prossimo di non dover assistere a degli spazi informativi trasformati in scene di Guerre Stellari.

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