Da Lib a Clio Make up, la tv deve guardare al web

di Redazione Commenta

L’ultima puntata della webserie con Micol Olivieri e Niccolò Centioni è appena stata messa on line. Eppure la storia d’amore tra Ivan e Sara ci ha lasciati ancora una volta con il fiato sospeso… Se non sapete di cosa stiamo parlando, significa che vi siete persi il fenomeno web del momento. Per teenagers e non solo… che forse potrebbe (o meriterebbe) di finire in tv.

Lib è stata un’operazione pubblicitaria inedita e originale. Publispei per Postemobile ha realizzato una webserie (ogni episodio della durata di tre minuti ciascuno, con una storia fanta-noir davvero coinvolgente per promuovere il marchio Postemobile tra i giovanissimi). Il risultato? Una serie pensata per il web che meriterebbe un passaggio in tv. C’erano una volta gli spot che fidelizzavano… ve li ricordate? Tutto è cominciato con Massimo Lopez e quella telefonata che non finiva mai.

Ma al di là della geniale operazione di product placement, Lib è un prodotto  montato ad arte non ha niente da invidare alle fiction italiane. Non a caso è stato prodotto dalla Publispei, una delle più grandi aziende di produzione televisiva italiane (vedi I Cesaroni, Un medico in Famiglia e Tutti Pazzi per amore) e realizzata da abili professionisti: dalla scrittura alla regia, dalla musica alla fotografia, dal montaggio alla grafica. Una nota di merito va anche ai giovani attori: Micol Olivieri e Niccolò Centioni che, tolti i panni di Rudi e Alice, hanno saputo interpretare in modo maturo e molto coinvolgente Ivan – il deejay romantico – e Sara – l’aliena che cerca l’amore sulla terra.

Proiettata ieri all’interno della festa romana della rivista Le fabrique du cinéma al Macro, continua ad appassionare episodio dopo episodio giovanissimi (e non solo) sul web. Proprio in questi giorni Cinevox Record ha pubblicato la colonna sonora di Lib, composta da Luigi Maiello: brani dance e tracce strumentali dai toni onirici e misteriosi, che bene si sposano con le atmosfere fanta-noir della web serie.

Insomma, Lib è stata una sfida, vinta a tutti gli effetti. E se sui dati Auditel non c’è certezza, una cosa è sicura: le visualizzazioni sul web non mentono. Ancora una volta, l’impressione è che la rete sia un luogo di sperimentazione e di passaggio. Uno spazio virtuale da esplorare per individuare contenuti, prodotti e personaggi da esportare sul piccolo schermo. Sarà azzardato ma ci viene in mente: da Clio Make Up a Lib, il passo potrebbe essere breve insomma.

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