Frequenze tv: l’UE frena la procedura d’infrazione verso l’Italia

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Procedura d’infrazione ultimo atto? Parrebbe proprio di si, più di una volta da queste pagine web avevamo affrontato il delicato argomento della legge Gasparri, che regolamenta il sistema radiotelevisivo italiano e di come fosse oggetto di critiche da parte della Commissione Europea, per la mancanza di norme trasparenti che consentissero un effettiva concorrenza tra più soggetti e non solo tra i cosiddetti “grandi” come Rai e Mediaset.

Le prime avvisaglie si erano avute addirittura nel luglio del 2006 con una lettera di messa in mora, dove il commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, e la collega alle Telecomunicazioni, Viviane Reding, esprimevano tutte le loro perplessità e auspicavano che il Governo Italiano recepisse al più presto le indicazioni della Ue sull’assegnazione delle frequenze televisive, nella questione era entrata anche la vicenda di Europa 7, da anni in attesa di avere le risorse necessarie a trasmettere su tutto il territorio nazionale, avendone diritto.

La proverbiale lentezza degli iter legislativi italiani aveva portato la Ue a dare il via ad una seconda fase della procedura d’infrazione, dopo un periodo di tolleranza molto più lungo di quelli normalmente adottati, a oggi la svolta. Dopo l’emanazione da parte dell’AGCOM della delibera per il passaggio al digitale con regole certe, che consentono a tutti i soggetti di poter concorrere per un egual numero di frequenze televisive, la Commissione Europea si ritiene “prudentemente” soddisfatta.

Nell’attesa dell’adozione formale di queste proposte e della loro implementazione, del successivo esame dei termini del bando di gara, delle misure concernenti la procedura selettiva ‘ex ante’ sotto il controllo dell’Agcom per l’esecuzione dell’obbligo di cessione del 40% della capacità trasmissiva del quinto multiplex, riteniamo opportuno -scrivono Kroes e Reding- non proporre di adottare ulteriori passi formali nell’ambito della procedura d’infrazione.

Insomma, l’Europa chiede all’Italia di adeguarsi e ora che pare finalmente ci sia riuscita, vuole che le parole vengano seguite dai fatti. Considerata l’indubbia anomalia in cui soggiace il sistema televisivo italiano, in mano a pochi soggetti che fanno il bello e il cattivo tempo a proprio piacimento, come dare torto agli insigni “partner europei”?

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