Frequenze tv: Europa 7, un tipico caso italiano

di Redazione 2

Il dito inquisitore dell’ Unione Europea verso l’Italia. Ancora una volta il nostro Paese si fa riprendere sulla questione delle frequenze tv, era già successo a luglio quando la Commissione Ue aveva bocciato senza mezzi termini la legge Gasparri ingiungendo all’Italia di modificare entro due mesi la normativa in materia di radiotelediffusione. Lettera morta, l’impressione è che ora da un semplice richiamo si sia passati a toni più forti che non preludono a niente di buono.

Giovedì scorso la Corte europea di giustizia si è espressa in merito al caso di Europa 7 la televisione nazionale che ha ottenuto nel 1999 l’autorizzazione a trasmettere ma che di fatto da allora non ha mai avuto le frequenze necessarie a farlo.La sentenza Ue parla chiaro: il regime di assegnazione delle frequenze radio e tv in Italia è fuori dal diritto comunitario, in poche parole siamo un Paese fuorilegge, per i giudici Ue: “Tale regime non rispetta il principio della libera prestazione di servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.

Parole che pesano come un macigno, in tutto questo tempo nel nostro Paese si è badato a tutelare i soggetti esistenti a svantaggio di coloro che avrebbero dovuto avere lo spazio necessario a trasmettere: insomma Europa 7 ha il diritto d’avere le frequenze tanto agognate, una notizia accolta con comprensibile soddisfazione da Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, che ora si dice pronto ad ottenere ciò che gli appartiene: non solo soldi, visto che intende ottenere un cospicuo risarcimento, ma le frequenze di Retequattro che già anni fa avrebbe dovuto andare sul satellite ma che fu salvata da un decreto ad hoc che le consentì di proseguire regolarmente le trasmissioni in analogico.


La reazione di Mediaset non si è fatta attendere, secondo l’azienda di Cologno Monzese: “Retequattro è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro” e poi: “Il giudizio cui la sentenza si riferisce, riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa7 contro lo Stato italiano e non puo’ concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze”.

Insomma Di Stefano le frequenze di Retequattro se le può scordare, una risposta piccata quella che arriva da Milano, il gigante dell’emittenza confida sul fatto che il vento politico sta girando a favore e quindi sentenza o non sentenza Ue le cose rimarranno cosi come sono o saranno accomodate all’italiana, non è un caso che Maurizio Gasparri colui che ha ideato l’attuale legge sul sistema radiotelevisivo, che molti dicono non abbia mai letto, ha asserito:”La decisione della Corte Europea sulle frequenze era prevista da tempo. Ma è un problema ampiamente e facilmente risolvibile con una piccola modifica a un articolo della legge vigente in materia radiotelevisiva”.

Intanto l’Italia rischia una procedura d’infrazione, in pratica se non adeguerà la normativa esistente, potrà essere multata di diverse centinaia di milioni per ogni giorno di ritardo fino a quando non si deciderà a farlo, soldi che peseranno ulteriormente sulle tasche di noi cittadini. Insomma come al solito saremo noi a pagare per le colpe di chi continua a fare i propri interessi spacciandosi per difensore dei diritti altrui.

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