Sul Doppiaggio – 14 – Dal 1970 ad oggi

di Diego Odello 2

Emanuela Rossi

Durante la primavera del 1970 avviene l’ennesima scissione in seno alla CDC, determinata dagli ultimi attori giunti nella società a metà degli anni ’60, i quali non ritengono di trovare spazi utili per operare in un clima di rinnovamento: nasce la CVD.

Ancora, come 20 anni prima, le società di doppiaggio diventano vasi comunicanti dove le molecole-doppiatori sostano per un periodo di un tempo per poi andarsene. Le associazioni presenti nel 1970 sono la Sincrovox, la CDC, la CID, la SAS, la CVD e la SINC. Il tempo delle cooperative di sincronizzazione con un numero elevato e stabile di attori è tramontato e il doppieggio entra in una nuova era.

La concorrenza esasperata costringe le organizzazioni a rivolgersi al libero mercato delle voci, con notevole risparmio, nei tempi e nei costi, determinando, così, il definitivo abbandono della pratica di rendere inscindibile l’identificazione tra il doppiatore e il doppiato e un generale abbassamento dei livelli di qualità del prodotto finito.


Per movimentare il mercato, prima dell’avvento delle TV private e la conseguente esplosione della domanda di doppiaggio, le organizzazioni più importanti pensano di trovare nelle riedizioni dei film del passato un’altra fonte di guadagno.

Anche la RAI entra pesantemente in gioco: commissiona la riedizione dei doppiaggi più attuali. E’ un ulteriore dimostrazione della pochissima attenzione che si continua ad avere per il doppiaggio, che oltre a dover rimanere per lo più anonimo, deve pure subire la riedizione, dando l’impressione di essere la fase meno importante della lavorazione di un film.

Per giustificare i ridoppiaggi si inventano le situazioni più problematiche, ma fondamentalmente alla base delle operazioni di riedizioni ci sono precisi sviluppi economici e soltanto in pochissimi casi c’è reale bisogno di procedere ad un nuovo doppiaggio. I principali motivi sono: L’usura della colonna sonora italiana, la perdita totale della colonna sonora, l’inserimento di spezzoni di pellicola censurata in passato, dotare il film di un adattamento dei dialoghi più fedele all’originale, cercare voci più aderenti a quelle reali. Questo tipo di operazioni sono del tutto inutili e fortunatamente negli ultimi anni si sono ridotte notevolmente.

Negli anni ’80, i tempi per doppiare un’opera si riducono sia per l’aumento del lavoro, sia per la riduzione dei soldi investiti dalle majors nel settore. Tutto ciò porta il doppiatore a cercare nuove strade, sia in televisione (anche in seguito all’entrata in scena di Canale5, Italia1 e Rete4), fornendo l’over-sound nei documentari, facendo la voce narrante nella pubblicità o l’attore nelle sit-com, sia nel fiorente mercato dei videogiochi, che vede la sua esplosione nella seconda metà degli anni novanta.

La storia finisce qui.Domani cominceremo ad introdurre i ruoli fondamentali per un doppiaggio.

Jacques Becker (Regista)

Ci siamo accorti che il film parlato non è venuto al mondo da solo: un inquietante gemello ritardato, una specie di mostro, era nato contemporaneamente. Ho nominato il film doppiato. Ora il fatto di doppiare un film è un atto contro natura, un oltraggio al pudore.

Nella foto: Emanuela Rossi

Commenti (2)

  1. Ottimo, ma é farina del mio sacco! Ciao Gerardo

  2. @ gerardo di cola:
    E’ un piacere saperla nostro lettore. Lei è una delle fonti di questo speciale in effetti, ma è stato tutto rimaneggiato.
    Continui a leggerci!

Rispondi