Rai: basta a fiction in costume, sì a miniserie su donne, giovani e società civile

di Redazione Commenta

La Rai della presidente Anna Maria Tarantola  e del direttore generale Luigi Gubitosi voltano pagina con la fiction italiana. E non è solo un modo di dire, ma si tratta di racconti e di temi. A fine novembre Eleonora Andreatta (nuovo direttore di Rai Fiction al posto di Fabrizio Del Noce, ha mostrato al consiglio di amministrazione il nuovo piano di produzione 2013. Risultato: stop a fiction in costume, sì a fiction che raccontano la contemporaneità, donne, giovani e società civile.

120 serate complessive per Raiuno, il 20% in più dell’anno appena passato (pieno di eventi sportivi, l’Olimpiade per prima) e grandissima attenzione ai costi, richiesta esplicita di effettuare tutte le riprese in Italia per favorire l’industria audiovisiva italiana Ma la grande novità è rappresentata dalle tematiche..

Primo: stop le fiction storiche (il modello è stato Elisa di Rivombrosa, e la stessa Vittoria Puccini ha interpretato poi Violetta per Raiuno, ma si tratta di esempi per illustrare cosa non vedremo per qualche tempo). In secondo luogo: continuo aggancio alla contemporaneità, ai problemi reali e vivi di oggigiorno, al rapporto tra le generazioni, alle questioni sociali, comprese le più spinose. Terzo: tre fil de rouge da seguire, non solo in maniera tematica nella singola fiction ma anche trasversalmente ogni prodotto.

Ossia: rappresentazione vera del ruolo della donna italiana nella quotidianità, di conseguenza il lavoro, la famiglia, i figli, la fatica di tenere tutto insieme; spazio ai giovani che raccontano se stessi e non sono più narrati da un occhio adulto; la società civile come argomento essenziale, un titolo per tutti la minifiction dedicata a Giorgio Ambrosoli, il Commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona assassinato da un killer l’11 luglio 1979.

Basta con attori belli e dannati. Gli attori verranno scelti per la loro capacità di dare corpo a personaggi autentici, nei quali i telespettatori possano facilmente immedesimarsi o riconoscersi, a prescindere dal sex appeal.
Una delle operazioni più suggestive del progetto fiction è certamente Braccialetti rossi, serie catalana i cui diritti sono stati acquisiti dalla Palomar di Carlo Degli Esposti (ossia Montalbano). Si tratta di sei puntate per raccontare un gruppo di bambini e adolescenti tra gli 8 e i 17 anni ricoverati in un ospedale pediatrico (ecco quindi i braccialetti rossi applicati all’accettazione). La novità consisterà nell punto di vista: non sono più gli adulti che narrano i giovani ma sono i ragazzini a parlare di loro stessi, di gioie e angosce, di futuro. La regia sarà affidata a Giacomo Campiotti, la sceneggiatura è nelle mani di Sandro Petraglia.

In quanto all’universo femminile – la Tarantola è stata polemica sulla rappresentazione delle donne sia nelle fiction che nei contenitori di intrattenimento- ci sarà la seconda serie di Fuoriclasse con la prof Luciana Littizzetto, altra figura capace di collegare lo spettatore a ciò che ci circonda ogni giorno. Novità assoluta invece con «Un’altra vita», serie che porterà la firma del gruppo di autori del fortunatissimo Tutti pazzi per amore (Ivan Cotroneo, Stefano Bises e Monica Rametta): storia di una donna medico obbligata a separarsi da un marito barone della medicina arrestato per corruzione. Lei, assieme alle tre figlie, si inventa un’altra vita accettando un posto da medico di base sull’isola di Ponza. Ancora nessun nome si è fatto per regista e protagonista.

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