Rai 2 censura chi critica la Casta. Solo programmi sobri in prima serata

di Salvatore Salamone Commenta

Nuova parola d’ordine in Rai: vietato dare voce agli indignati in prima serata. Mentre Rete 4 e La 7 cavalcano temi importanti come le riforme e il cambiamento (con conseguente aumento degli ascolti), il direttore generale della Rai vuole sobrietà. Così su Rai 2, la trasmissione l’Ultima Parola di Gianluigi Paragone non può andare in onda prima delle 23.

C’è poco da fare: la Rai negli ultimi mesi ha registrato un netto calo di ascolti. Dopo l’abbandono dei grandi nomi (come Santoro, Ventura e Bonolis), i tre canali Rai registrano grandi ascolti solo grazie alle fiction e ai programmi di informazione (fatta eccezione per i programmi evento, come il Festival e il recente The Voice of Italy). C’è da dire che su Rai 1 Bruno Vespa non tramonta mai e il suo Porta a Porta riesce ad ottenere sempre ottimi risultati. Ottimi ascolti anche su Rai 3 con Ballarò, che ormai viaggia verso i 4 milioni di telespettatori, tant’è che ormai si fanno sempre più insistenti le voci che prevedono un possibile passaggio di Giovanni Floris su Rai 1.

L’unica rete che – pur soffrendo molto il mal di ascolti – ha praticamente deciso di non affidarsi più all’informazione, sembra essere proprio Rai 2. Eppure venerdì sera, in seconda serata, c’è L’ultima Parola che ha sempre registrato ottimi ascolti, anche in doppia cifra. Considerando il recente flop di Benigni con Dante (addirittura sotto il 3%), non sarebbe sensato decidere di spostare il programma di Paragone in prima serata?

 

C’è solo un problema: l’Ultima Parola cavalca l’antipolitca. I suoi ospiti sono soprattutto imprenditori e giornalisti che polemizzano, chiedono riforme e criticano fortemente la casta. In realtà, il direttore di Rai 2 Angelo Teodoli ha provato più volte a spostare il programma di Paragone in prima serata, ma ha sempre ricevuto una risposta negativa da parte del direttore generale Luigi Gubitosi.

L’ordine generale resta uno solo: sobrietà. Peccato che così vengono registrati continui flop e cali di ascolti sempre più drastici. Per non parlare del lato etico della vicenda: perché censurare chi chiede un cambiamento? Forse è anche sbagliato parlare di antipolitica: la politica è una cosa bella. Criticare chi l’ha rovinata per 20 anni dovrebbe essere uno dei compiti principali di una televisione pubblica. Dovrebbe.

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