Mission, recensione prima puntata del non reality

di Salvatore Salamone Commenta

Finalmente, dopo mesi di polemiche e opinioni varie, abbiamo visto la prima puntata di Mission, il programma di Rai Uno fortemente voluto dal direttore Leone. La prima domanda che sorge spontanea è: cos’è Mission? Non è un reality e questo è ormai chiaro dopo le mille interviste lette nel vari quotidiani. Ma allora cos’è?

Nella puntata che è appena andata in onda, abbiamo visto Albano accompagnato dalle figlie (Cristel e Romina Jr) in un avventuroso viaggio tra i profughi della Giordania. Si era tanto parlato di un programmo sobrio, con nessuna intenzione di sfruttare il dolore e la sofferenza. Beh, spiace dirlo ma i primi piani sulle lacrime dei protagonisti e sulle disavventure dei malcapitati testimoniano una realtà diversa. Anche nel secondo episodio, quello con la giornalista Candida Morvillo e l’attore Francesco Pannofino in Mali, il montaggio era prettamente orientato al raccontato dei due vip. Ma i protagonisti non dovevano essere gli abitanti locali? La sensazione è che la gente del luogo sia rimasta marginale e di contorno.

 

In realtà l’idea di base, a lungo sponsorizzata da Laura Boldrini, non è male. L’idea di mostrare un programma che mette in luce le difficoltà di tanti popoli potrebbe essere sensata, soprattutto per educare il popolo italiano che, troppo spesso, risulta poco esterofilo. La costruzione del programma, però, è risultata troppo artefatta e poco reale. Unica nota positiva sono i conduttori: un inaspettato Michele Cocuzza e un’ottima Rula Jebreal hanno condotto sobriamente questa prima puntata, anche se a volte hanno rischiato di scadere nella fiera del luogo comune.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda puntata?

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