Report, seconda puntata | 14 Aprile: il caso RCS

Report tratta nel secondo appuntamento un argomento ostico come Rcs Mediagroup – che vuol dire soprattutto Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano che è in crisi e indebitata fino al collo: Milena Gabbanelli ripercorre l’ascesa e il declino di unno dei colossi editoriali italiani che si è affacciato anche sul mercato internazionale, con sviluppi complessi e da approfondire.

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Giro d’Italia, Rcs: “Vogliamo portare avanti rapporto con la Rai”

Ieri, domenica 30 settembre 2012, è stata presentata la 96esima edizione del Giro d’Italia che potrebbe non andare in onda sulla Rai, a causa del mancato accordo tra la tv di Stato e la Rcs, la società organizzatrice del giro. Michele Acquarone, direttore generale Rcs, ha spiegato i motivi del gelo tra le due parti.

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Jimmy ha cessato le trasmissioni su Sky

Dopo 14 anni di messa in onda (fonte Digital-Sat), il canale Jimmy (canale 140 di Sky), nato nel 1997 (in quel periodo faceva parte di Telepiù D+) e approdato nel 2003 su Sky Italia ha cessato le trasmissioni sulla piattaforma Sky dal 1 gennaio 2011.

Jimmy, che dal 2006 era gestito per quanto riguarda il palinsesto da Digicast e RCS, era un canale giovane, innovativo, che tra l’altro ha mandato in onda produzioni indipendenti sia del passato che nuove come Nip/Tuck, Californiacation e Primeval.

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Tv in fermento, La7 in vendita? Hse ritorna

Sommovimenti vari nell’eterogeneo, quanto a numero di canali, panorama televisivo italiano, vivacizzato dalla sfida tra l’offerta del digitale terrestre in piena espansione e quella satellitare. Come riportato di recente da un articolo di Repubblica, sul piatto della bilancia ci sarebbe il cosiddetto quarto polo televisivo (dopo Rai, Mediaset e Sky) che nella realtà dei numeri non è mai decollato davvero. La7 in questi anni ha vissuto fasi alterne che l’hanno vista spesso sprofondare quanto a riscontri, al momento attraversa una fase di netta ripresa grazie alla preziosa ninfa vitale, che Enrico Mentana ha saputo infondere con il suo tg riportando l’audience a livelli appetibili da parte di eventuali inserzionisti ma anche acquirenti.

Non è una novità che Telecom Italia nella persona dell’amministratore delegato Franco Bernabè e del vicepresidente di Ti Media Gianni Stella, di fatto titolari dell’emittente, nell’ambito di una più ampia politica di ottimizzazione dei costi, in parole povere tagli al personale a tutti i livelli, stiano pensando da tempo di sbarazzarsi di quello che ormai viene considerato un peso. Ecco la possibilità ventilata dal suddetto articolo che La7 possa passare di mano. L’incarico di cedere se non tutta almeno una percentuale (si parla del 20%) dell’emittente dovrebbe essere affidato a Mediobanca, la domanda nasce spontanea: a chi?

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CriticoTv: La7, addio alla tv di qualità?

Come avrete capito dal titolo, Critico Tv, complice il fine settimana festivo, questa volta più che lamentarsi di qualche magagna televisiva, lancia un grido accorato a favore di uno dei canali, tra i pochi degni di nota nell’uniforme panorama analogico italiano, del quale più di una volta proprio dalle pagine di questo sito abbiamo tessuto le lodi: La7.

Si cari amici, perché proprio a causa delle ultime vicende che hanno visto protagonisti, i vertici del famoso marchio, temiamo fortemente non tanto per il futuro del canale stesso, quanto per i contenuti, che nei prossimi mesi potrebbero venire stravolti in nome dei soliti, scontati, motivi di cassetta. Un timore neanche troppo velato, del quale si è fatto portavoce fra i tanti anche il famoso critico televisivo Aldo Grasso dalle pagine del Corriere Della Sera.

Cosa è successo a La7 vi chiederete? E’ presto detto: lo scorso autunno Antonio Campo Dall’Orto, in qualità di amministratore delegato di Telecom Italia Media, la società che di fatto controlla La7 e la consorella Mtv, assume la direzione di entrambi i canali (lo era già di Mtv), con il chiaro intento di risollevare le sorti proprio de La7 , la cui audience anemica in questi anni di gestione Telecom non è mai riuscita a superare la barriera del 3%.

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