A proposito di Brian

di Redazione Commenta

Ah, le relazioni! Secondo me, se andassimo fino in fondo, scopriremmo che sono l’unico vero connettivo e fattore motivante di ogni cosa. Non c’è modo di trovare qualcosa di più interessante, qualcosa di più foriero di varietà di argomenti.

Ed anche se le cose si ripetono, vedere facce diverse, personalità diverse incastonarsi nelle solite situazioni, ci porta ad essere sempre incuriositi dai possibili sviluppi e dai possibili risvolti psicosociali che possono verificarsi.

A proposito di Brian (What About Brian) ci ricorda come certi tipi di relazioni abbiano l’amara tendenza a complicarsi. Specie se anche a voi è toccato il ruolo di scapolo, di isoletta in mezzo a un arcipelago di coppiette.


E si, perchè a una certa età è strano e scomodo ritrovarsi single: viene da chiedersi se c’è qualcosa di sbagliato in noi, si guarda a destra, si guarda a sinistra, sopra, sotto, e ovunque c’è chi si perde negli occhi di qualcun altro.

E noi? Noi niente. Noi desideriamo solo ciò che non possiamo avere, coltiviamo ambizioni lontane e utopistiche, l’invidia è il nostro carburante, e sappiamo benissimo che in realtà non ci accontenteremo.

Così Brian (Barry Watson), lo “scapolo d’oro” della compagnia è impegnato a conservare tutto ciò che di prezioso ha saputo conservare fino a questo momento: il suo stato elitario di single.

Intorno a Brian danzano vorticosamente coppie fresche e meno fresche, ma perfettamente inserite in alcuni degli stereotipi tipici delle diadi uomo/donna di età compresa tra i 25 e i 40 anni.

Così vediamo Nicole (Rosanna Arquette) ed Angelo (Raoul Bova) che sono freschi di matrimonio; Dave (Rick Gomez) e Deena (Amanda Detmer) sono già alla maturità del matrimonio, mentre Marjorie (Sarah Lancaster) e Adam (Matthew Davis) sono due neo fidanzati, per alcuni la fase migliore.

La serie è carina, e affronta, cercando di approfondirla, una tematica specifica, quella delle difficoltà insite nelle relazioni e in tutto quello che queste implicano.

In particolare, la complessità della faccenda viene amplificata dal contesto, dall’insieme di persone che ci circondano e dale dinamiche che si instaurano. E’ inconcepibile un modello matematico delle relazioni sentimentali.

Trentacinque anni è un età particolare, ci si rende conto che in un momento imprecisato del passato prossimo si è iniziato a fare dei bilanci, a cercare di capire, dove, se, e come si è sbagliato, o si sta sbagliando.

Oppure, come Brian, cerchiamo di comprendere la distribuzione della responsabilità, nel non saper trovare la donna giusta, specie quando questa diventa quella di qualcun altro, una che non si può toccare, ma che diventa per questo l’obiettivo ultimo.

Simpatico vedere Raoul Bova in una sit americana che possiamo vedere tutti i giorni alle 16:00 su Rai 2. La serie è stata creata da Arlene Sanford, regista di svariati episodi di Boston Legal e Desperate Housewives e prodotta da Dana Stevens e – udite udite – J.J. Abrams, ideatore di Lost.

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