Shark: sotto le vesti dell’avvocato Stark si nasconde Dr. House

di Diego Odello 23

Va in onda da due settimane su Rete4, la nuova serie tv, Shark, giustizia a tutti i costi, che si potrebbe definire la versione giuridica di Dr. House.

Shark, in onda ogni sabato alle 21.30, racconta la storia di Sebastian “Shark“ Stark un noto legale di Los Angeles, difensore di ricchi e figli di papà. che dopo aver sbagliato a far proclamare innocente un suo imputato, vede lo stesso compiere un omicidio. Questo fatto sconvolgente lo convince a passare dalla parte dell’accusa, per impedire ad altri squali come lui, da qui il nomignolo Shark, di riuscire a farla passare franca ai loro assistiti.

A lui, lo Stato della California affianca 4 giovani avvocati. Per descriverli userò le stesse parole dette da Stark nella primo episodio:


Raina Troy, dura e brillante, ma con problemi legati alla giustizia; Madeline Poe, (si è autocandidata) l’adulazione spudorata; Casey Woodland, affascinante sulla giuria, fiacco negli argomenti; Martin Allende, scrive per riviste di legge, abile con la penna, scarso in aula

In seguito si unirà alla squadra anche Isaac Wright, ex agente di polizia, protagonista del secondo episodio.

Dicevo all’inizio della recensione che Shark è un po’ il Dr. House degli avvocati: cinico, tratta male i suoi assistenti, sadico, incapace di gestire la sua vita e le relazioni personali. A differenziarlo dal personaggio di Hugh Laurie, il gusto per i soldi, la fama di notorietà e una figlia concepita sedici anni prima.

Sembra che il buon vecchio Matlock o il paffutello Perry Mason con la loro professionalità e bonarietà siano ormai sorpassati dai nuovi strani avvocati: Stark ad esempio nella sua monumentale villa, ha un’aula di tribunale ultratecnologica, ricostruita con mobilio originale di processi importanti. Parlavo di avvocati al plurale perché, come vedremo nei prossimi giorni, nemmeno il protagonista di In Justice, non è assai normale, ma non voglio anticiparvi nulla.

I quaranta minuti di puntata passano in fretta e ti intrattengono più che volentieri. Unico neo che ho trovato, almeno per ora nella serie, è la scontatezza della storia secondaria ovvero della messa in scena del rapporto padre-figlia, qualcosa di già visto e prevedibile. Non fosse per questo motivo James Woods (Sebastian Stark) & C. avrebbero veramente fatto un buon lavoro. A quanto pare però, la figlia è la scintilla che rende il nostro protagonista più buono e sensibile, l’unico legame con la realtà quotidiana.

Concludo raccomandandovi la visione della serie giuridica in questione (sono 22 episodi, ma negli States la CBS sta producendone altri 22) e vi lascio con le tre regole d’oro che ogni avvocato dovrebbe seguire. Cito testualmente:

Regola N.1 o vinci o sei morto; regola N.2 la verità è relativa, prendetene una che funzioni; regola N.3 in un processo con giuria, ci sono solo 12 opinioni determinanti

Oh, quasi dimenticavo! La prima puntata è stata diretta da un certo Spike Lee! Capita l’antifona?

Commenti (23)

  1. Ha ragione l’autore del post,Stark è il dottor House in giacca e cravatta.Personalmente mi gusta,è veloce e piacevole.

  2. è una bellissima serie televisiva. viva, compatta, e avvincente. perchè è stata sospesa ? protesto. mario mimmo

  3. Non credo sia stata sospesa, ma semplicemente maltrattata dalla rete che una volta si e due no la mandano in onda.
    All’appello mancano ancora 3 episodi.
    In America sono già alla seconda serie (solo 12 episodi causa sciopero sceneggiatori)

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