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Recorder – 1 – Felicity

 

Incominciamo oggi un viaggio settimanale fra le serie televisive già concluse, che ci hanno tenuto compagnia per diversi anni. Questa rubrica vuole dare informazioni generali, qualche spunto di discussione e una critica semplice e precisa affinché voi lettori possiate avvicinarvi al bellissimo mondo delle serie TV e possiate scegliere con facilità quella che più vi attrae.

Felicity è una serie televisiva nata nel 1998 negli Stati Uniti, ideata da J. J. Abrams (creatore anche di Lost e Six Degrees), conclusasi nel 2002 dopo quattro fortunate stagioni.

La serie prende il nome dalla protagonista, Felicity Porter (Kery Russel), una ragazza intelligente, profonda, che decide di andare a studiare all’università di New York per seguire il ragazzo di cui è innamorata, Ben Covington (Scott Speedman). Qui conosce Noel Craen (Scott Foley) e Julie Emrick (Amy Jo Johnson) gli altri personaggi principali della storia, con i quali condividerà gioia e dolori e comprenderà che la sua strada non è quella che la porta a diventare un’affermata medico, quanto quella di seguire la sua passione per il disegno.


Fra amori e studio, fra amicizie e tradimenti la serie si sviluppa in ottantaquattro puntate piene di vita, in quattro stagioni che hanno appassionato il pubblico di mezzo mondo, che hanno raccontato la storia di giovani ragazzi americani alle porte del nuovo millennio.

Nata dopo l’ondata di successo targata Beverly Hills 90210 (che all’epoca dell’esordio di Felicity stava completando la sua storia e la sua fortuna), la serie targata Warner Bros. ha contribuito all’affermazione dei personaggi principali: Kery Russel ha recitato in seguito in film del calibro di Mission Impossible III e August Rush, Scott Speedman è stato il protagonista maschile di Underworld e Underworld Evolution.

Non bisogna poi dimenticarsi di Greg Grunberg che impersona il compagno di casa di Ben, Sean Blumberg, che è tornato ultimamente alla ribalta per essere uno dei protagonisti (Matt Parkman) di Heroes.

Tra i registi della serie bisogna notare alcune firme d’eccezione, tra le quali, quella di Ron Howard (Oscar come miglior regista 2002 per A Beautiful Mind), Brian Grazer (produttore di film come Inside Man e il nuovissimo American Gangster) e Brad Silberling (regista di Moonlight Mile).

In Italia Felicity sbarca solo nel 2002, quando negli U.S.A. va già in onda la quarta e ultima stagione, viene trasmesso in prima visione su Rai2 e in replica tre anni dopo sempre dalla seconda televisione di stato.

Concludendo: Felicity è una bella storia, che mostra persone e non personaggi, che fa riflettere sui legami affettivi (non solo tra amici e possibili partner, ma anche i rapporti con i genitori), sulla vita nelle sue molteplici sfaccettature, sull’importanza di scegliere una propria meta da raggiungere.

Felicity è una metafora della ricerca della propria indipendenza che si trasforma molto spesso in un bisogno di dipendere da qualcosa o qualcun d’altro (ad esempio, all’inizio, la protagonista abbandona l’idea di frequentare Stanford University, per staccarsi dai propri genitori, ma sceglie New York, perché meta del ragazzo di cui è innamorata), è il diario di una ragazza, è la narrazione di una vita attraverso una cassetta e un registratore, è la riproposizione di ansie e aspirazioni viste con gli occhi di un’adolescente.

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