Grillo non va in tv, il futuro dei talk show?

di Elena Selmi 1

Grandi ascolti auditel per Ballarò, eppure sembrava un film muto mentre oggi il cinema è in 3D. Senza nulla togliere alla professionalità di Floris e i suoi, una riflessione è lecita. Il M5S è il primo partito italiano alla Camera. Una delle regole interne al Movimento Cinque Stelle lanciato da Beppe Grillo è quella che sconsiglia caldamente la partecipazione ai proprio componenti ai talk show politici. A questo punto chi si occupa di televisione deve porsi una domanda: come si farà a fare programmi di approfondimento politico credibili senza la partecipazione di Grillo e i suoi?

Martedì è andato in onda Ballarò. Grandissima soddisfazione per gli ascolti (il programma di Giovanni Floris ha superato il record della stagione, sia in ascolto che in share , con 5.933.000 telespettatori e uno share medio del 21.94%). Vianello commenta così tramite l’ufficio stampa della Rai:

 “Un grande risultato che dimostra quanto Ballarò, ormai alla sua dodicesima edizione, sia sempre di più in grado di intercettare i bisogni e gli interrogativi della gente. Specialmente in un momento particolarmente delicato come questo, in cui è stato capace di dar voce alle numerose domande degli italiani sul futuro del paese e sulle prospettive di governo, alla luce dei risultati delle elezioni. Il ringraziamento va naturalmente a Giovanni e a tutta la squadra di Ballarò che ha saputo costruire una serata estremamente interessante e dinamica, tra i collegamenti esterni con le sedi dei partiti e le interviste in studio ai giornalisti e ai politici”.

Ora c’è da dire che la serata dai grandi ascolti arrivava a un giorno dai risultati delle elezioni politiche 2013, per cui entusiasmo condiviso a parte, sarebbe stato difficile il contrario: se Ballarò non avesse superato “il record stagionale” proprio martedì scorso, avrebbe fatto peggio del Pd alle politiche, non trovate?

Fatto sta che il punto non cambia. I talk show politici continueranno a invitare Grillo e i suoi che non accetteranno (almeno per ora) gli inviti. Perché di dialogo e confronto c’è bisogno, ma la televisione non è il luogo adatto per il M5S. Continueranno quindi ad andare in onda filmati dalle piazze o interviste o collegamenti, mentre dagli studi televisivi si confronteranno sempre i soliti. È un circolo vizioso. Non se ne esce. Non è mancanza di professionalità, è un dato di fatto. Il risultato? Programmi di approfondimento politico fuori dal tempo. Come se al cinema nel 2013 trasmettessero un film muto, invece che in 3D.

 

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