Reparto Trans: la docu-story di Cult

di Enzo Mauri Commenta

Otto celle, otto piccoli mondi dove si intrecciano amicizie, rancori, amori: è il reparto transessuali, sezione maschile, del carcere di Rebibbia a Roma, ancora una volta teatro di un programma televisivo, dopo Rock in Rebibbia attualmente in onda su Mtv ogni giovedì sera. La trasmissione è proposta da ieri alle 22 per cinque settimane su Cult (Sky, canale 142) in doppio appuntamento.

Reaparto Trans, prodotta da La Bastoggi e Ruvido Produzioni per Fox Channels Italy, una docu-story ideata da Matilde D’Errico, Maurizio Iannelli e Marco Penso, racconta la vita in carcere di quattro detenuti “particolari” in una sezione separata da tutte le altre, che di fatto si manifesta come un piccolo carcere nel carcere.

I componenti di questa mini comunità, non hanno nessuna opportunità di poter allacciare rapporti di alcun genere con gli altri detenuti, la loro natura “ambigua” li rende ancora più soli di coloro che già vivono la dura esistenza carceraria, nonostante questo conservano una gran dignità, voglia di sopravvivere al severo giudizio che il destino ha riservato loro e soprattutto un profondo desiderio d’amare.


E cosi che sfidando le inflessibili leggi carcerarie, sboccia il sentimento tra Perla ovvero Dario Dorrego, 27 anni, argentino, con una quinta misura di reggiseno e una condanna a 5 anni per lesioni aggravate e Manolo Costa, romano, 21 anni di galera per omicidio durante una rapina, dal fisico aitante, addetto alla falegnameria. Perla è innamorata di lui, ma non lo potrà mai incontrare poiché Manolo non essendo trans, si trova in un’altra sezione di Rebibbia.

La loro storia è la protagonista del primo episodio La donna con il trucco, trasmesso ieri sera. I due si cercano con gli sguardi attraverso le grate del carcere, Perla segue lui mentre gioca a pallone con gli altri, ma nulla più, perché qualsiasi ulteriore tentativo di avvicinamento, viene subito stroncato dalle guardie. Il regolamento parla chiaro: nessun rapporto con gli altri detenuti.

Davvero toccante la scena con Perla e Manolo che si incontrano “casualmente” davanti al cancello che divide le due sezioni, sotto l’occhio vigile delle telecamere e subito dopo l’intervento della guardia che li allontana. Perla scoppia in lacrime: il suo è un sentimento sincero, ma può nascere un amore dietro le sbarre? Come viene detto dalla stessa protagonista:“Tutto quello che inizia in carcere finisce in carcere”.

Un altro protagonista del programma è Angelo Domenico Verdoni, 40 anni, unico gay del reparto trans, condannato a 21 anni per una storia iniziata in chat e finita con un omicidio, addetto al call center di Rebibbia. Angelo, detesta Perla, lei lo ricambia con i suoi atteggiamenti provocatori, la tensione tra i due, che non possono fare a meno di incontrarsi in uno spazio così limitato, è tale che non lascia presagire niente di buono, tra l’altro Angelo non vede di buon occhio la relazione tra Perla e Manolo e cerca di osteggiarla in tutti i modi.

Ultimo arrivato del reaparto trans è Ginevra, ovvero Marco Generale, 28 anni, napoletano, condannato a 3 anni per furto e ricettazione di motorini, si definisce unico nazi-trans al mondo, ma di fatto non sa bene quale sia il suo vero ruolo, non essendo un trans a tutti gli effetti, eccetto che per la capigliatura femminea biondo vivo che lo contraddistingue.

Da piccolo racconta d’essere stato abbandonato per tre giorni in un auto dalla madre prostituta, prima d’essere scoperto da un netturbino. La sua natura irrequieta, lo porta spesso a subire le sanzioni del Consiglio di Disciplina del carcere.

Una volta si ritrova a colpire con un posacenere la compagna di stanza e di relazione Cinzia, vero nome Emanuel Paredes, 45 anni, peruviano, prostituta e borseggiatore dei suoi clienti, condannata per questo a 8 anni per rapina aggravata, altra protagonista della trasmissione e anche lei come gli altri chiamata a testimoniare quanto sia difficile l’esistenza in carcere.

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