Doppio Gioco va in onda su Rai 3, e ci racconta le regolarità che decidono le trame dei complessi rapporti che collegano con fili sottili ma visibili la mafia, la società, la quotidianità.
Tutto è collegato, e mentre, con gli occhi chiusi, seguiamo i fili nel buio della complessità di simili rapporti, sentiamo echeggiare intorno a noi nomi che non ci sorprednono per niente, come Bernardo Provenzano.
Mafia, politica e imprenditoria sono tre facce di una singolare, eccessiva medaglia: Doppio gioco è in tutto e per tutto un narratore: è un film documentario, ma non ha le caratteristiche di un agente inanimato: realizzato da Magnolia per Rai tre, Doppio Gioco è nato da un’idea del produttore Claudio Canepari e del giornalista Salvo Palazzolo.
Intercettazioni, sentenze, un guazzabuglio di informazioni in cui il cittadino medio si perde, per poi conoscere e riportare informazioni non precise: e qui interviene Doppio Gioco. Chiarificatore, descrittivo, non senza una vena di suspance, nonostante si parli di eventi attuali e, in linea di massima, già avvenuti.
I passi percorsi dalla Procura antimafia di Palermo e dai carabinieri a Bagheria vengono analizzati al microscopio, cerando di fermare ogni snapshot, cercando di cogliere ogni particolare come se fosse informazione pura.
L’epilogo dell’arresto l’11 aprile 2006 apre più questioni di quante non riesca a chiuderne. Parla Aiello, aprlano i mafiosi: tutti sono coinvolti, nessuno si salva.
Accanto ai due autori, firma la sceneggiatura lo scrittore Piergiorgio Di Cara, con la regia di Riccardo Mosca e Andrea Vicario. La docu-fiction va in onda alle 21 su Rai Tre.