Geppi Cucciari straordinaria al Premio Campiello. Vince uno scrittore morto

di Marcello Filograsso Commenta

La prova era di quelle rischiosissime, eppure con la vivace conduzione del Premio Campiello Geppi Cucciari ha fornito un’altra ottima prova di sè. A co-condurre Neri Marcorè, che nelle vesti poco consuete del presentatore serioso non ha deluso le attese.La finale del Premio Campiello è andata in onda ieri su Rai5 alle ore 20: la collocazione su una rete minore è un vero peccato, dal momento che Geppi Cucciari ha avuto il grande merito di sfidare un pubblico perbenista di industriali, editori, scrittori e di plasmarlo con la sua irresistibile comicità. Era una serata dal sapore molto istituzionale e il rischio di una battuta fuori posto era altissimo. Eppure la comica sarda ha conquistato tutti, mettendo in ombra spesso e volentieri la spalla Neri Marcorè. Quest’ultimo senza le sue imitazioni di Alberto Angela non è irresistibile, quindi si è limitato a fare le veci di Fabio Fazio. Per i programmi culturali di Rai3 è sicuramente da tenere d’occhio.

“Sappiamo quanto si prende per un rogito, figuriamoci per un Campiello”, “Pensate di aver scelto le persone giuste: è troppo presto per dirlo”: le battute di Geppi Cucciari a uno degli eventi culturali dell’anno non sono state moltissime ma si sono rivelate tutte misurate, giuste, calibrate, senza gli eccessi che avevano caratterizzato la conduzione del Concerto del Primo Maggio (la battuta su Max Gazzè era francamente imbarazzante). Senza di lei il Premio Campiello sarebbe stato divertente quanto un live di Amedeo Minghi, ma l’augurio è che la Rai si accorga di lei per affidarle contenitori che necessitano assolutamente della sua verve: per Domenica in sarebbe perfetta, ancora meglio per una Buona domenica su Mediaset, decisamente sprecata per Striscia la notizia, che dovrebbe vedere alla conduzione per ora Virginia Raffaele (sprecata anche lei all’interno del tg satirico di Antonio Ricci).

Per la cronaca, a vincere il Premio Campiello è stato Ugo Riccarelli con L’amore graffia il mondo, edito da Mondadori. Riccarelli però è scomparso a luglio, quindi a ritirare l’onoreficenza è stata la moglie, che ne ha dato un ricordo bellissimo: “L’ho sposato perché mi faceva ridere e perché mi portava il caffè a letto”.

 

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