Futurama

di Enrico Nanni 4

Se mi capitasse di poter scegliere di essere criogenizzato per mille anni, in modo da darmi l’occasione di vedere il Futuro, quello vero, un millennio dopo, beh… avrei qualche titubanza. Il mio cane, la mia ragazza, i miei genitori e i miei fratelli, i miei amici, tutti morti….evviva! Si ricomincia da zero! E’ questo lo spirito con cui si apre una delle serie a cartoni animati più “colorate” degli ultimi anni, creata dal celebre Matt Groening (autore anche de I Simpson) e David X. Cohen, trasmessa in Italia su Italia 1 alle 20.

Il protagonista è il pavido Philip J. Fry, fattorino presso il luridissimo Panucci’s Pizza. La sera del 31 Gennaio dell’anno 1999 subisce uno scherzo (scopriremo più avanti nella serie che niente è casuale), per cui si trova a dover consegnare una pizza in un laboratorio sperimentale di criogenia; si tratta solo dell’epilogo di una giornata agghiacciante, in cui tra le altre cose Fry viene mollato dalla sua superficialissima, “normalissima” ragazza.

E ghiacciato rimane anche il povero Fry, che nell’accingersi a festeggiare da solo e in barba al mondo, in barba a tutti, finisce per rimanere ibernato in una delle capsule del laboratorio per ben 1000 anni.

Il successivo risveglio nell’anno 3000 porterà Fry a vedere con occhi “homersimpsoniani” nientmeno che il futuro, al quale si adatta di buon grado, soprattutto dopo l’incontro con i suoi futuri – in tutti i sensi – compagni d’avventura, ed ogni incontro è un’occasione per quella comicità estrema e a tratti surreale alla quale il grande Matt Groening ci ha “educato” tramite l’esposizione a una gialla famiglia che vive a Springfield.


Fry riesce apparentemente a sfuggire al freddo determinismo imposto dalla società, per poi trovarsi a fare proprio il fattorino. Era proprio destino. Ma che razza di fattorino! Un fattorino interstellare presso la Planet Express, una singolare azienda che utilizza un’astronave per consegnare pacchi, anche di dimensioni ridotte – alla faccia dello spreco – in giro per l’Universo.

Il “titolare” dell’azienda, pensate un pò, non è altro che il centosessantenne pronipote di Fry, Hubert J. Farnsworth, prototipo dello scienziato pazzo, grande inventore, dalla precarietà fisica leggendaria, che commissiona alla ciurma della Planet Express le consegne più singolari.

Il primo incontro è con Leela (nome esteso Turanga Leela), monocola (possiede un unico, grande occhio), ultimo esponente della sua razza. Donna (monocola) forte, con un senso militareggiante dell’autorità e forse anche per questo capitano della navetta della Planet Express, Leela, come gli altri, cade vittima delle sue debolezze, più umana degli umani, e cede ad una storia “involontaria” (sapiente esempio del comportamento umano!) con il (non) valoroso Zapp Brannigan.

Il migliore amico di Fry è un robot “piegatore”, Bender, il più cinico e umano, al quale spetta una menzione speciale. Bender è un robot assolutamente “antisociale”. Beve molto alcol, fuma, gioca d’azzardo, frequenta prostitute robot. L’assenza di alcol nel suo organismo artificiale causa in lui forti sintomi di astinenza, con tanto di ruggine intorno alla bocca somigliante a una sorta di barba trasandata; non può votare alle elezioni, e non perchè è un robot, ma perchè è un pregiudicato.

Laureato presso la facoltà per piegatori all’Università marziana, finisce per diventare parte integrante dell’equipaggio del Planet Express.

Amy Wong è la giovane ereditiera figlia di un a coppia di possidenti terrieri, successori dei colonizzatori del brullo pianeta Marte, dove pascolano le inquietanti Scaramucche. Superficiale, infantile, molto carina, vive una storia d’amore e di passione con Fry, tanto che quest’ultimo si fa espiantare la testa e se la fa trapiantare sul corpo di lei; chiaramente quando la relazione finisce, nella fatale occasione del giorno di San Valentino, cominciano i problemi, che tuttavia hanno sempre una soluzione, che ci consente di ripartire soddisfatti da zero nella puntata successiva.

E poi c’è il Dottor Zoidberg, grosso crostaceo antropomorfo proveniente dal pianeta Decapod 10, uno dei personaggi più grotteschi e divertenti; disgustoso alla vista – sembra una grande aragosta – è molto immerso nella sua natura di crostaceo, e i suoi compagni non mancano di fargli notare le sue disgustose usanze, che lui comunque non accenna ad abbandonare.

Mangia tutto quello che può, attingendo anche ai bidoni della spazzatura, viste le sue caratteristiche è il frutto della sintesi di una serie di creature marine: emette un getto di inchiostro,produce perle, diventa violento quando si accoppia.

E poi c’è il mondo , il “contorno”, che si accaparra l’attenzione grazie a trovate come l’olofono, lo sniffoscopio, la macchina del se fossi, le teste separate dal corpo di personaggi famosi, rese immortali ma costrette a vivere una vita di “serafica dignità”, come dice la testa di Leonard Nimoy, all’interno di barattoli riempiti con uno speciale liquido, e nutriti alla stregua di pesci rossi.

I filoni narrativi che si intrecciano in Futurama prendono solitamente le mosse da una vicenda, un desiderio, un evento, un problema legato ad uno dei personaggi. Ed è subito occasione per affrontare in modo ironico e intelligente qualche tema importante, più presente che futuro.

Condividiamo l’iniziale spaesamento di Fry, in un mondo che è ancora il suo ma che non è più il suo; ascoltiamo le sagge parole del cinico Bender, quando, dopo aver adottato molti orfanelli allettato dalle sovvenzioni per il loro mantenimento, si rende conto che il gioco non vale la candela.

Siamo accanto a Leela quando si ricorda di quando veniva schernita per il suo unico occhio, e cede alla tentazione della chirurgia estetica correttiva.

Ogni episodio è un’occasione multidimensionale: dietro le risate immancabili, camminando su un tappeto genialmente ricamato di citazioni, si fanno riflessioni su aspetti tutt’altro che futuri della vita e della società: lo spirito contraddittorio di Futurama comunica in modo intelligente attraverso l’ottusità le controversie attuali sulla quotidianità con particolare attenzione agli aspetti interpersonali, facendo uso di una comicità immediata, spassosa, con la quale i personaggi ci dicono :”Noi siamo voi” mentre noi ci godiamo le loro esilaranti vicende.

Attraverso i rutti all’aroma di cocktail di Bender si citano in modo ridanciano poitica, amicizia, amore, razzismo e omosessualità, senza peli sulla lingua, evidenziando gli aspetti importanti delle questioni di cui si parla.L’umorismo di Futurama è una spanna sopra. I personaggi di Futurama affrontano con naturalezza situazioni ai limiti del grottesco, definirlo demenziale è tremendamente riduttivo, quindi non mi azzardo a farlo. Per farsi un’idea di quello di cui parlo, l’unica è guardarlo. Mi raccomando!

Commenti (4)

  1. Grande Futurama, è un cartone fantastico, lal pari dei Griffin i Simpson South Park etc…ma nella foto non vedo Mordicchio!

  2. Beh spero che non sia ancora in giro per casa mia, in casa ho un cane….:)

  3. Grande Cartone mi piacciono quste analisi sui cartoni ma non dimenticare quelli Giappo!!!

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