Satira televisiva: esiste ancora in Italia?

di Redazione Commenta

La satira politica, genere in via d’estinzione nel nostro Paese? Cosi come quei pochi e di numero sempre più esiguo che la inseguono ormai come una chimera? Parrebbe proprio di si, chi cerca di esprimersi secondo i più elementari dettami satirici, è destinato al confino mediatico concedendosi al godimento delle masse solo in spettacoli teatrali itineranti, ma per quanto ancora?

L’ antefatto: durante la trasmissione Annozero condotta su Raidue dal giornalista Michele Santoro, il vignettista Vauro Senesi osa mostrare una sua “creatura” che ironizza circa il prossimo piano annunciato dal Governo sull’edilizia, prendendo spunto dalle vittime del recente sisma in Abruzzo, risultato il direttore generale della Rai Mauro Masi lo sospende in quanto la vignetta viene ritenuta: “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico”.

Il comico Maurizio Crozza dedica parte della copertina di Ballarò su Raitre, al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, commentando: “Ma non doveva essere una puntata sul meglio dell’Italia?“, l’esponente di Governo sdegnato replica: “Non intendo rispondere all’insulto gratuito di Crozza fatto in modo meschino. E’ un momento così drammatico e tragico che queste cose le lascio ai comici“.

E gli altri desaparecidos della tv? Corrado Guzzanti splendido esempio di satira graffiante, memorabili le sue interpretazioni di Rutelli-Sordi e di Tremonti, è reduce da un trionfale tour in tutt’Italia, mentre alla sorella Sabina, viene concessa qualche breve apparizione in Annozero perlopiù nel ruolo di un impettito premier italiano. Per lei la censura ha già fatto sentire il suo triste richiamo nel 2003, quando la trasmissione satirica RaiOt su Raitre viene “chiusa” dopo la prima puntata, in cui l’attrice mette a nudo con ironia i problemi che affliggono il settore informativo: dalla censura al conflitto di interessi, dalla crescita dell’impero Mediaset al carattere “abusivo” di Retequattro. La puntata registra uno share medio del 18%, con punte fino al 26%, un successo che non evita la definitiva cancellazione del programma.

Daniele Luttazzi è forse quello che più di tutti ha subito gli effetti deleteri di un esilio televisivo pressoché totale, alle spalle programmi come Satyricon del 2001 su Raidue e la sventurata esperienza di Decameron su La7 sospeso alla sesta puntata nel 2007 con uno share di tutto rispetto, ufficialmente per una battuta contro Giuliano Ferrara, ritenuta offensiva e lesiva del giornalista, uno dei volti più noti della rete.

Lo stesso Luttazzi incensato di recente dal quotidiano britannico Times esprime in una lunga intervista tutta la sua desolazione per una situazione indubbiamente scomoda: “ Vent’anni di attività artistica azzerati. L’editto bulgaro, che per me è ancora in corso in Rai, impedisce due libertà: la mia di esprimermi e quella del pubblico di ascoltarmi. Questa è censura ed è inaccettabile. Immagina Gordon Brown che fa causa al comico Paul Merton perchè non lo gradisce! Inoltre i lunghi processi ti vessano economicamente e psicologicamente. Infine, continuo a recitare i miei monologhi satirici in teatro, ma siccome non sono più in tv, ed essendo Berlusconi un mio avversario, sono sempre meno i teatri che decidono di mettermi in cartellone, nonostante io faccia sempre il tutto esaurito. Il problema è politico. E’ maccartismo” Se la satira non è morta nel nostro Paese, sicuramente non gode di buona salute.

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