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Libero attacca: “Santoro pronto a scendere in politica”. Ma Michele smentisce

E poi arrivano quelle notizie che non ti aspetti: pare che Michele Santoro abbia intenzione di ritornare in politica. La notizia, però, è diffusa da Libero, giornale che da sempre non nutre ottimi rapporti con Santoro. Secondo il quotidiano, Santoro avrebbe anche depositato il logo del suo “Partito Liquido”. E se Santoro, dopo aver visto il successo raggiunto da Beppe Grillo e la situazione politica altamente instabile, stesse preparando una personale discesa sul campo?

A partire dal 21 febbraio 2013 – quindi prima delle ultime elezioni politiche – la Zerostudio’s srl di Roma ha depositato all’ufficio brevetti il logo del Partito Liquido. Logo che, secondo Libero, sembra essere addirittura di stampo fascista.

Ad ogni modo, la Zerostudio’s srl è la società che produce Servizio Pubblico, posseduta da Michele Santoro, da sua moglie, dall’Editoriale Il Fatto spa (che pubblica il quotidiano di Padellaro e Travaglio) e dalla professoressa Maria Fibbi. La quota restante, circa il 24%, è in mano all’Associazione di volontari che hanno permesso a Servizio Pubblico di andare in onda in Rete e in un circuito di tv locali per tutto il 2011.

 

Per Santoro, tra l’altro, non sarebbe neanche la prima esperienza politica. Infatti il giornalista fu eletto nel 2004 al Parlamento europeo come indipendente e ottenne il più alto numero di preferenze tra i non capolista.

Ieri sera, però, arriva la smentita ufficiale di Santoro: “Il Partito liquido era funzionale a nostri precedenti esperimenti televisivi e potrebbe servire per altri esperimenti dello stesso tipo. Ma si tratta di esperimenti televisivi, non politici”. Una ulteriore conferma arriva direttamente dal responsabile del progetto Partito liquido, Carlo Brancati: “Libero ha scambiato l’esperimento del Partito liquido, che di fatto è una sorta di gioco, con una fantomatica “discesa in campo” di Santoro. O meglio, ha voluto scambiarlo”.

Marzullo direbbe che la verità sta nel mezzo. Secondo me, invece, basterebbe semplicemente chiamarla mala informazione.

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