Io Canto e ti lascio una canzone, ma fotocopiata!

di Diego Odello 5

Quinto appuntamento del 2010 con le riflessioni di Riccardo Cresci, volto giovane, noto al pubblico di Sky Tg 24, riguardanti la televisione italiana. Oggi Riccardo parla di Io canto e della mancanza di novità nella televisione italiana.

Certo che la parola innovazione in Italia proprio non piace eh!

Eppure tutti cercano di chiedere sperimentazione, tecnologia, novità alla televisione Italiana e quello che riusciamo a vedere è un macinato di carne tagliuzzata dentro al frullatore per poi rigirarla in una mega centrifuga. Ecco in breve la situazione, soprattutto Italiana, inerente agli show televisivi.

Nostalgia per la vera tivù, quella di un po’ di anni fa, parecchi ormai, capace di ideare format, investire e richiedere la forza lavoro dei migliori artisti che c’erano sul campo, dai conduttori, agli attori, dai ballerini agli scenografi. Tutti uniti per un desiderio comune, far felice chi guardava il programma specifico a casa e non importava se erano solo anziani davanti allo schermo, il punto forte era riuscire a realizzare un ottimo gioco di squadra, puntando su un’idea mai vista prima. Già, qualcosa di inedito e speciale. Tutto ciò oggi non c’è più e non sforziamoci di trovarlo perché nella scatola della tivù è sparito tutto, possiamo trovare solo un vecchio tubo catodico da rottamare, a vantaggio di un plasma a parete che ripropone sempre la stessa storia.

Il punto più basso nella mancata scelta di nuove proposte televisive l’abbiamo proprio raggiunto con “ Io Canto”, la fotocopia a colori di “Ti lascio una Canzone”.

Ora, non c’è da valutare la bravura o la professionalità di un artista, parliamo dei due volti di punta di Rai e Mediaset, Antonella Clerici e Gerry Scotti nello specifico. Stiamo parlando della banalità, della mancata originalità e della pigrizia nell’inventare qualcosa di ostentatamente nuovo. Ideare, creare, essere illuminati, avere una folgorazione nella propria mente, far frullare la fantasia, progettare il nuovo. Niente, proprio non ce la facciamo, siamo radicati, fermi immobili, peggio di una quercia secolare, non si vuole muovere un passo.

Incredibile far traslocare un programma televisivo da una rete all’altra, cambiandone solo il titolo, ma trasportando per intero tutto quello di forte, giovane e fresco che c’era nel primo format realizzato. Non ci si può lamentare poi, se l’Italia, non vede niente di originale, non solo in tivù, ma anche nella vita di tutti i giorni, perché quello che vediamo su uno schermo è solo la nostra proiezione della vita monotona e piatta che il più delle volte ci avvolge. La routine con esponente alla quinta.

Per fortuna che proprio tutto buio non è, il minimo comun denominatore delle due trasmissioni in esame infatti, sono bambini e giovani, la forza del futuro e l’allegria sovrana. Preparati, vere e proprie forze della natura, capaci di tirare fuori grinta, voce e qualità artistiche da quei minuscoli corpicini. Quasi da aver paura.

Gli ascolti e lo share sono solo loro, la televisione creata dai giovani, un programma del genere favrebbe fatto bingo anche senza l’ausilio del conduttore in studio; se mai fosse esistita davvero, una gara canora solo tra giovani “talentini”, avrebbe catalizzato lo stesso tutta l’attenzione possibile. La collettività è sempre incuriosita dal particolare, dal fuori dal comune. Si spiegherebbe così anche il grande successo che ogni anno si ripropone per “Lo Show dei Record”. Il fascino per lo “strano”, il bizzarro, l’anomalo o per il bislacco, proprio come ci ricorda sempre Madama Barbara D’Urso. Uno Zecchino D’Oro condito in salsa Festivaliera, un Festival di Sanremo con i colori del Coro dell’Antoniano, questo mi sembra un po’ il mix vincente di: “Io Canto lasciandoti una canzone”.

Il Moige si scaglia continuamente contro le violenze, le parole inopportune , i comportamenti ingiusti che i nostri figli possono assorbire tramite la televisione, ma quanto può essere giusto invece il “combattimento” sul palco delle nostre giovani ugole d’oro? Certo, loro non dicono parolacce e non offendono la sensibilità del pubblico, però possono far passare agli altri giovani telespettatori casalinghi, il senso della vittoria televisiva. Ovvero, io ce l’ho fatta, sono bravo, ho un talento, tu a casa invece mi guardi e batti le mani per me. Questa idea può essere elaborata dagli adulti, con una propria vita già strutturata e una forma caratteriale più definita, ma quanto bene può fare ad un ragazzino che ha delle passioni e desidererebbe tanto far parte di quei pochi eletti che si sponsorizzano su un palco e ci stupiscono con le loro prodezze? Non sono uno psicoterapeuta, quindi lascerei rispondere chi ha le competenze per farlo, però non vorrei che questa nuova strada scelta da RAI e Mediaset, potesse essere soprattutto una soddisfazione per mamma e papà, un investire fermamente sui propri piccoli geni di casa. Quello che troppo spesso accade anche per i “colleghi”pulcini calciatori.

E allora, prendiamolo il microfono, lasciamo pure cantare una canzone, con le mani in tasca e la voce in testa, ma con la banda in testa e la vita intera, correndo nel vento ascoltiamo sempre la libertà di dire: “No, io non canto”. Laura, Perdonami!

Cresci con Riccardo continua…

Commenti (5)

  1. adoro sentire i cantanti giovani xke’ sono bravissimi non mi importa se sono su raiuno o canale 5

  2. però neanche possiamo vedere programmi uguali su raiuno o canale 5. Basta!

  3. se i programmi sono belli cosa importa?

  4. Il concetto importante sarebbe vedere nuovi programmi. Inutile ripetersi in cloni di programmi anche se belli. Che gusto c’è vedere sempre le stesse cose? E ora che inizierà la Clerici rivedremo le stesse cose su raiuno? Potevano differenziarsi almeno nella forma.

  5. Sempre gli stessi discorsi: in Italia tutto è appiattito. Ci sono problemi ben più gravi di due programmi del sabato sera!

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