Recensione: Prospettive di un delitto… tanto fumo niente arrosto

di Diego Odello 3

Diciamolo da subito: Prospettive per un delitto poteva essere un film interessante, ma il risultato, un thriller tanto inverosimile quanto noioso, ha disintegrato ogni speranza di vedere un buon prodotto.
Il presidente americano è a Salamanca (in realtà le riprese sono fatte a Città del Messico) per un summit che metterà la parola fine alla guerra al terrore. A qualcuno tutto ciò non va e decide di eliminarlo in grande stile, di fronte a migliaia di persone in piazza e a tutti gli spettatori che stanno seguendo la diretta televisiva.
Chi è stato e perché è stato fatto viene spiegato (in maniera insufficiente) seguendo la storia da 8 punti di vista differenti, fra cui, quello dello stesso presidente (William Hurt) e delle sue due guardie del corpo, Kent Taylor (Matthew Fox) e Thomas Barnes (Dennis Quaid), della giornalista televisiva Rex Brooks (Sigourney Weaver), del turista Howard Lewis (Forest Whitaker).


Il regista Pete Travis inizia bene il film, poi si dimentica che esiste un patto con lo spettatore, alla cui base c’è la correttezza e trasforma i personaggi del film in supereroi: una delle due guardie del corpo, Thomas Barnes impegnato in un inseguimento viene tamponato due volte, compreso un camion che sbatte lui e la sua auto contro lo spigolo di un muro, dopo essere stato vittima di un attentato dinamitardo e infine essersi preso una pallottola nel braccio, eppure è ancora in piedi fresco come una rosa; un turista salta insieme alla bomba, ma si rialza, salva una bambina e si mette all’inseguimento dei cattivi per documentare tutto con la sua telecamera; la sicurezza del presidente è imbarazzante, eliminata tutta dallo stesso John Rambo terrorista; il presidente americano nega l’attacco al Marocco per dare una dimostrazione di forza americana (non è poco credibile anche questo?). Ci mancavano solo i Jumper che si teletrasportavano e la frittata era fatta.
I difetti del film sono tanti, oltre al già descritto irrealtà della storia: degli otto punti di vista differenti ne basterebbero due per raccontare il film, invece il regista preferisce allungare il brodo, aggiungendo storie su storie che rendono semplicemente più disordinato il racconto invece di renderlo più emozionante e intricato (non stiamo parlando di Pulp Fiction o Memento, spero si sia capito); i colpi di scena sono scontati e intuibili da un pubblico cresciuto a serie televisive; i dialoghi sono creati solo per riempire gli imbarazzanti silenzi; il montaggio è ripetitivo.
Concludendo: quando ho sentito parlare di Prospettive per un delitto, mi sono subito candidato alla recensione del film, ma adesso, dopo averlo visto mi pento di averlo fatto: oltre alla trama descritta precedentemente non c’è nulla. Un’ora e venti minuti di film che non regalano emozioni, che hanno l’unico pregio nelle decine di riprese differenti utilizzate per creare gli otto punti di vista. Un cast di tutto rispetto sprecato, tanto quanto il biglietto pagato per il cinema. Deludente!

Commenti (3)

  1. Meglio non guardarlo, è scontato e sconclusionato.
    Speravo in qualcosa di diverso…invece è la solita cagata piena di attoroni ma non sfruttati a dovere…

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