Sul Doppiaggio – 7 – Il secondo dopoguerra

di Redazione Commenta

Una volta finita la guerra, finisce anche il periodo di monopolio con l’abolizione della legge nel 1945 e una nuova ventata di liberalizzazione spazza via l’aria appesantita delle tante imposizioni del regime.

Le Majors, che avevano accumulato un’ingente quantità di film, non aspettano altro che togliere l’embargo e ridistribuire i propri film. Questi film sbarcano in Italia insieme alle truppe alleate che la devono liberare. In Massa gli italiani si riversano nelle sale per ricucire uno strappo lungo anni con un cinema che un tempo distraeva.

Gli americani definiscono l’Italia un Paese che non ha bisogno di un cinema proprio e pensano bene di essere loro ad occupare questo campo: inondano il territorio di circa 500 pellicole di cui gran parte ancora con le didascalie, perché impossibilitati dal doppiarle. Gli Italiani disertano il cinema anche quando i film sono doppiati da voci che loro non riconoscono, quelle voci oriunde che erano le uniche che si potevano trovare in circolazione durante il tempo di guerra.


Il 24 settembre del 1945 viene proiettato uno dei film simbolo della storia del cinema italiano: Roma città aperta, anch’esso doppiato per gran parte in sala. La preparazione di questo film è anche un modo per gli stessi doppiatori del passato di ritrovarsi e ricreare le loro cooperativie.

I primi incontri per la creazione di una società sono portati avanti da alcuni direttori di doppiaggio quali: Franco Schirato della Metro, Nicola Fausto Neroni della Warner, Luigi Savini della Paramount e Sandro Salvini della Fox. Negli incontri si definisce la fondamentale importanza di fondare un’associazione che riunisca i doppiatori famosi e meno famosi, che sottostiano alle seguenti regole: deve esserci lavoro per tutti, anche se proporzionato alle proprie capacità, bisogna vincolare le voci agli attori stranieri, infine bisogna rendere impermeabile l’organizzazione, che deve trovare al suo interno le energie necessarie per soddisfare qualsiasi tipo di richiesta.

La forma di associazione, che sembra rispondere meglio alle esigenze, è la cooperativa che dà anche precise garanzie per il contenimento dello strapotere delle case di produzione e di distribuzione. Nasce la Cooperativa Doppiatori Cinematografici (CDC). I fondatori sono: Andrea Maroni, Giulio Panicati, Lauro Gazzolo, Augusto Marcacci, Augusto Incrocci, Umberto Bompani, Franco Schirato, Amilcare Pettinelli, Luigi Savini, Alessandro Salvini, Carlo Romano, Nicola Neroni. La presidenza è affidata ad Augusto Incrocci. Il primo capolavoro doppiato dalla CDC è Casablanca nel 1946.

Con il passare dei mesi, la CDC inizia anche la politica di ridoppiaggio di film dei primi anni del sonoro. La CDC sembra non avere rivali, mantiene quasi una posizione di monopolio per due motivi: gli americani non hanno intenzione di cambiare compagnia di doppiaggio, visti gli ottimi risultati; la cooperativa ha legato i volti degli attori a delle voci talmente belle che il pubblico non avrebbe mai imparato ad amarne altre.

Il monopolio è messo in crisi con l’entrata in campo di Giocoso Giannuzzi Savelli, che fonda l’ODI (Organizzatore Doppiaggio Italiano) per recuperare gli spazi lasciati liberi dalla politica concorrente, per sfruttare l’inevitabile stanchezza che si manifesterà nel pubblico per il ripetersi, sempre o quasi, delle voci, per dare ribalta a quelle tante sacrificate in CDC dalla presenza delle voci storiche.

Mario Monicelli (Regista)

Per rendere possibile la circolazione di pellicole europee nei circuiti USA basterebbe – finalmente – doppiarle.

Nella foto: Riccardo Onorato

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