Sul Doppiaggio – 20 – Il direttore di doppiaggio, l’assistente, il sincronizzatore e il fonico

di Diego Odello Commenta

Il direttore del doppiaggio

Il compito del direttore del doppiaggio è innanzitutto quello di capire contenuto e stile del film, in quanto una malintesa lettura comprometterebbe tutte le fasi successive rischiando di fare un altro film.

La difficoltà maggiore del direttore del doppiaggio è trovare quell’attore-doppiatore, che per sensibilità e intelligenza interpretativa è il più adatto a rendere meglio il personaggio.


Una volta distribuiti i ruoli, il direttore dovrà spiegare il film ai doppiatori, poiché non si ha il tempo di farlo vedere tutto, osservare insieme con loro i personaggi nei minimi particolari, per essere il più possibile aderente all’originale e, infine, correggere sfumature di suono o errori di dizione in fase di doppiaggio.

Assistente al doppiaggio

L’assistente al doppiaggio si occupa della preparazione del doppiato, che consiste nel tagliare il filmato ad anelli (singola scena o frammento di scena, solitamente della durata di 30-40 secondi, da doppiare), i quali vengono poi organizzati in piani di lavorazione e dislocati in turni (un turno corrisponde ad un periodo di lavoro di tre ore).

Oltre a ciò, ha la funzione di coordinare la lavorazione: deve controllare il sinc (termine con cui si definisce il sincronismo tra la voce del doppiatore e i movimenti labiali dell’attore da doppiare) degli attori-doppiatori durante il doppiaggio in sala, procedere alla segnatura del copione (pause, battute fuori campo), pianificare i tempi di lavoro del doppiaggio.

Sincronizzatore e fonico

Il compito del sincronizzatore è quello di far corrispondere esattamente battute e dialoghi, modificandoli eventualmente con il computer, che consente di velocizzare le parole o di allungare le pause.

Il fonico di doppiaggio è un tecnico che il compito di incidere su un supporto magnetico la voce dei doppiatori.

Spesso le due figure vengono ricoperte dalla stessa persona. Evidente è una figura chiave nelle varie fasi della lavorazione, in quanto dalla sua abilità dipende la qualità della registrazione delle voci.

La strumentazione a sua disposizione è variata col passare del tempo grazie all’evoluzione tecnologica. Vediamone le tappe principali:

1946: il film veniva suddiviso e tagliato in spezzoni, detti anelli, prima del doppiaggio. Questi venivano numerati progressivamente, quindi proiettati con un comune proiettore cinematografico. La registrazione sonora veniva effettuata su pellicola sonora negativa, detta SAV, con apparecchiature tipo Westrex o RCA, etc. Questa pellicola seguiva poi un processo di sviluppo e stampa su un supporto positivo che a sua volta poteva essere letto, manipolato, sincronizzato e utilizzato per il mixage. Questo procedimento richiedeva necessariamente la registrazione di tutto il doppiaggio (buone, scarti e riserve), quindi con un enorme dispendio di materiale. Ultimato il doppiaggio, gli anelli venivano ricongiunti in modo da ricomporre il film nel suo montaggio originario.

Continua…

Nella foto: Massimo Corvo

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