Sul Doppiaggio – 15 – Gli elementi del doppiaggio descritti da André Rigaud nel 1936

di Diego Odello Commenta

Per affrontare tutti gli elementi del doppiaggio voglio riportarvi, oggi e domani, un articolo abbastanza raro, che scrive nel 1936 André Rigaud, uno dei primi articoli della storia, che parla di doppiaggio. Il titolo è I misteri del Dubbing. Questo articolo è interessante perché spiega cosa significa doppiare e racconta come avviene il doppiaggio di una battuta. Buona lettura:

Si deve dire dubbing o dubling? Voi forse preferite dubbing, ma disgraziatamente questa parola ha già preso un posto preciso nel gergo cinematografico. Il Dubbing è quel trucco grazie al quale si può trasformare un film parlato cinese in un film canadese al cento per cento. Per evitare qualsiasi errore di ortografia, dubbing si scrive “sincronizzazione”. Però la parola sincronizzazione si pronuncia dubbing, perché è molto più facile dire dubbing che “sincronizzazione”.

Che cosa è esattamente questo dubbing, di cui si parla tanto in questo momento della storia del cinematografo? Il dubbing è uno strano sport, che consiste nel far parlare in una certa lingua le fotografie di alcuni artisti, che si sono espressi in lingua diversa. Il problema consiste nel redigere il dialogo letterario di un film, ispirandosi ai movimenti delle labbra dei personaggi. Come vedete, si tratta di una cosa semplicissima.


Per stabilire questo testo, ci si deve sedere davanti a uno specchio compiacente e articolare lentamente le frasi inglesi o tedesche del film originale, per apprezzarne la forma labiale. Poi si debbono sostituire le frasi articolate con delle frasi italiane e si pronunciano le frasi italiane, per vedere se hanno lo stesso aspetto fotografico delle frasi tedesche o inglesi. Si arriva così, senza troppi sforzi, a realizzare degli errori molto curiosi.

Alla fine della giornata, ci si sente completamente disgustati di aver veduto la propria immagine fare delle smorfie in uno specchio, per una decina di ore consecutive.Ci sono altri procedimenti di dubbing, molto meno micidiali per i muscoli zigomatici degli scrittori, ma ne parleremo un’altra volta.

Lo scrittore che redige i dialoghi dei dubbing è naturalmente minacciato da demenza prematura. Ma esistono altre vittime del dubbing: per esempio, i tecnici che mettono in rilievo, sillaba per sillaba, il dialogo originale: che numerano le immagini del film: che sottolineano le sillabe in cui ci si può rifugiare e che valutano, in centimetri, le pause della voce. Anche questi tecnici, come gli scrittori, possono facilmente diventare pazzi in pochi giorni. Infatti l’era eroica del dubbing è tramontata: cioè è tramontato quel periodo storico nel quale gli artisti, collocati davanti allo schermo si sforzano di pronunciare a una conveniente velocità le frasi che avevano imparato a memoria.

Adesso è la macchina che si occupa del sincronismo. L’attore non deve più preoccuparsi che dell’intonazione. Oggi l’attore non ha nemmeno più bisogno di vedere la fotografia alla quale presta la sua voce. Tutto il resto lo fa meccanicamente. L’artista legge il testo che ha sotto gli occhi. Il testo è scritto su un nastro di pellicola o su un foglio di carta o, più spesso a spirale su una specie di lavagna girevole. Le sillabe vanno a collocarsi automaticamente al posto che debbano occupare.

Continua

Nella foto: Ilaria Stagni

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