E noi come stronzi rimanemmo a guardare: dal film di Pif alla realtà

Pierfrancesco Diliberto è il nome completo di quello che conosciamo come Pif. È stato un inviato delle iene, autore di documentari, presentatore televisivo ed è al terzo film come regista. Sicuramente ricorderete il suo maggior successo “La mafia colpisce solo d’estate” che fu presentato al festival del cinema di Roma. Già allora la natura non tanto distopica del film rivelò una dolcemara quanto drammatica realtà. A quanto pare con la recente uscita di “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” Pif ha colto nuovamente nel segno.

Nel film oltre al protagonista Fabio De Luigi è presente, come sempre, anche lo stesso Pif in veste di attore. Un poliedrico insegnante che per arrotondare come ‘mestiere’ si improvvisa sia hater che over sui social, senza mancare di tirare qualche frecciatina alla politica italiana, basti pensare che nel trailer si sente un “Forza capitano” e sappiamo tutti a chi si riferisce. Ed è per questo che anche con questa pellicola Pif ha descritto una realtà distopica che ci rappresenta perfettamente nella realtà, sicuramente uno dei motivi è proprio la presenza sui social di queste figure che stanno tirando, male, le redini di una società allo sbando e da qui anche il titolo “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” per descrivere l’impotenza delle generazioni più vecchiotte che hanno visto il tracollo della società senza fare nulla di concreto, ma rimanendo a guardare.

La trama: Licenziato a causa di un algoritmo da lui stesso creato, Arturo, un dirigente rampante, trova lavoro come corriere per una società di nome FUUBER. L’uomo si innamora di Stella, un ologramma sviluppato dall’azienda. Soffermiamoci un attimo sul nome che Pif ha sicuramente e volutamente scelto per questa azienda e nel trailer c’è anche il richiamo palese al nazismo. FUUBER seppur inventato rappresenta quello che è vivere sotto aziende sempre più in crescita che stanno riducendo il lavoro ed il lavoratore ad un rapporto ai limiti di quel movimento. Insomma che Pif sia in grado di romanzare la realtà dei fatti è un qualcosa che gli è stato riconosciuto già tempo fa e soprattutto con il film menzionato prima. Un futuro distopico quello raccontato nel film che strizza l’occhio a Black Mirror seppur utilizzi toni decisamente più popolari per far gradire ed approcciare tutto il pubblico italiano. Un futuro dove tutto è legato all’efficienza, tempistiche precise, algoritmi e macchine che sostituiranno il lavoro e persino gli affetti più cari, un futuro che non sembra così diverso da quello che ci aspetta.

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