Evelyn e la magia di un sogno d’amore

di Redazione 1

Evelyn Hayami, cocciuta e ribelle ragazzina di undici anni, dai capelli blu, viene affidata dal padre, sin dalla nascita al professor Muroi, suo grande amico, che abita in Africa.

Un giorno, durante il volo che intraprende per tornare in Giappone dai suoi genitori, Evelyn finisce in un’altra dimensione, la Sogno d’amore, dove incontra prima tre folletti Dodo, Mila e Mino, poi la regina che le affida il compito di riattivare le energie dell’amore, ormai sopite nel corso dei secoli, aiutando gli esseri umani a realizzare i loro sogni. In questo modo potrà salvare il proprio mondo e il loro, che essendo in stretto contatto con la Terra, si sta congelando e facendo morire la Principessa Fata.

Attraverso un cerchietto per capelli e le parole magiche “Desiderio, Magia di un sogno d’amore” o “Magia d’amore, libera i sogni del cuore“, Evelyn ha il potere di trasformarsi nella Principessa Fata e far comparire una bacchetta magica capace di far esaudire i desideri degli uomini.

Evelyn, la magia di un sogno d’amore (Mahou no Yousei Persia) è una serie televisiva animata giapponese di 48 puntate, tratta dal manga Pelsia ga Suki, di Takako Aonuma, trasmessa da Nippon Television nel 1984 e in Italia, da Rete4 nel 1985. Considerata l’erede di Magica Emi, L’incantevole Creamy e soprattutto Il magico mondo di Gigi non ebbe la stessa fortuna delle sue predecessore, forse perché assomigliava troppo a Gigì.

Alcuni particolari, che caratterizzano il cartone animato, sono: il leone Simba, trasportato in Giappone e trasformato in un gattone, che soffre per un amore non corrisposto; i gemelli Roby (di cui si invaghisce Evelyn) e Ricky che accompagnano spesso nelle avventure la protagonista; la breve esperienza della ragazzina nel mondo dello spettacolo; il pianista Kenji Sawaki, che si invaghisce di Principessa Fata; il paffuto Bon Bon, un altro folletto, che le fornisce un’altra bacchetta magica quando la prima le si rompe; la sigla cantata da Cristina D’Avena, Desiderio dici tu.

Concludendo: la seconda serie dello Studio Pierrot, seppur ricalchi troppo gli altri cartoni del genere e sia un po’ troppo confusionaria nell’insieme (tante strade lasciate aperte, senza che una fosse scelta per dare un’impronta personale al cartone), ha una piacevole storia da guardare per la sua ironia e le bizzarre situazioni che si creano.

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