Cartoni animati story – 24 – Fantaman

di Enrico Nanni Commenta

Vi ricordate la quella risata agghiacciante? Vi ricordate quel corpo il cui colore oscillava tra l’oro e la banana matura? Sto parlando proprio di lui: Fantaman! Buono ma dall’aspetto micidiale, almeno per il tempo in cui è stato prodotto.

In realtà è doverosa una precisazione sull’onnipresente mancanza di sincronia tra la pubblicazione in madre patria e il faticoso arrivo in Italia. La serie è stata originariamente creata, pensate, tra il 1964 e il 1965.

In Italia l’abbiamo visto agli inizi degli anni 80, quindi recava con sé un’implicita stagionatura, sia tecnica, sia culturale, sempre gradevole agli occhi dell’appassionato o del bambino che per la prima volta si trova davanti un anime del genere.


Fantaman si divide in due stagioni composte da 26 episodi ciascuna, tutti a colori. L’anime è tratto da un romanzo popolare di grande successo, Ogon Bat, una storia di un supereroe mascherato, che ricorda per certi versi il più recente Batman.

La storia non è molto diversa da tante che abbiamo già sentito. Fantaman combatte contro il male. Ma a dove viene fuori? La piccola Maria Corallo è l’unica sopravvissuta di una spedizione in Antartide condotta dal padre, il dottor Corallo.

La nave, come oltrepassando delle moderne Colonne d’Ercole, viene infatti devastata e affondata da un mostro marino robotico. Per fortuna nei dintorni si trova il dottor Steele, che con il figlio Terry e con Gaby sta collaudando la sua ipermacchina.

Soccorsa e portata a bordo Maria, tuttavia, i problemi sono sempre lì ad attenderli: vengono infatti attaccati dal dottor Zero, cattivone della serie, e nella fuga da questi giungono, pensate, ad Atlantide.

Qui, nell’atto di azionare quello che credono essere un meccanismo, nella fuga disperata, risvegliano il mitico Fantaman, elegante supereroe dalla testa di teschio e con tutte le intenzioni di vanificare i perfidi piani del dottor Zero.

Fantaman, adattato a partire dal romanzo e trasfomato in anime da Nobuhide Morikawa, presenta decisamente alcune delle caratteristiche salienti attribuite dallo stesso autore a un altro mitico personaggio da lui creato: Yokai Ningen Bem, noto in Italia come Bem il Mostro Umano.

Una specie di antieroe, ma più eroe che “anti”. Egli rappresenta in assoluto il bene, è “il terrore di tutti i criminali”, ed è solo l’estetica che mostra qualche aspetto tenebroso. Il romanzo originale è stato rivestito infatti di atmosfere vagamente horror.

Di grande qualità il cattivo. Il dottor Zero è veramente un esempio di malvagio irriducibile e oltranzista. Il suo obiettivo è la conquista del mondo, e lui usa tutta la sua genialità e preparazione scientifica per portare a termine i propri piani.

Peccato davvero che Fantaman arrivi sempre a guastargli la festa. Pensare a tutti i preparativi e a tutta la tecnologia impiegata dal dottor Zero per organizzare la tanto agognata conquista del mondo; tutta fatica sprecata, perché un eroe dorato e seminudo, un ex imperatore di Atlantide, arriva e manda tutto all’aria.

Tecnicamente il cartone è quello che è, ma non delude, se lo si guarda sotto un’ottica vintage. Meno horror di Bem, ma altrettanto violento: i cattivi, che immancabilmente soccombono, spesso tirano definitivamente le cuoia, non c’è pietà.

Questo rientra nella morale giustiziera di Fantaman, alla ricerca del risveglio di principi inesistenti nella corruzione senza speranza rappresentata dal malvagio dottor Zero.

Indimenticabile la sigla, corredata da ripetizioni della celeberrima risata, cantata dalla Superbanda, nome dietro il quale si cela Doug “Rocking Horse” Meakin.

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