Il senso della vita, il vero sconfitto è Paolo Bonolis

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E’ tempo di bilanci per Il senso della vita, giunto all’ultima puntata (ospiti Riccardo Scamarcio e Giuliano Sangiorgi), stasera in onda dalle ore 21.10 su Canale 5. Paolo Bonolis, ideatore, autore e conduttore del programma, appare uscirne come il vero sconfitto. L’ex mattatore di due Festival di Sanremo (2005 e 2009) da tempo aveva chiesto a Mediaset la possibilità di trasferire Il senso della vita, dopo tre edizioni, dalla seconda alla prima serata. Tuttavia il test non ha per niente funzionato. Ne è risultato un vero e proprio flop in termini di ascolto (la prima puntata ha totalizzato quello che è stato il risultato migliore – in attesa dell’appuntamento di stasera –  più di 3.700.000 spettatori e il 16.56% di share).

Paolo Bonolis, la sua idea, il suo progetto sono stati clamorosamente bocciati dai telespettatori. Canale 5 – e questo in pochi lo hanno sottolineato – non ha nemmeno tentato (o comunque ha dovuto soccombere all’ostinatezza del presentatore) di soccorrere il programma in palese crisi di ascolti modificandone il giorno di messa in onda (soluzione peraltro abusata dai vertici di Rai e Mediaset). Domenica fu e domenica è stata. Ciò, pertanto, consente di evidenziare due possibili alibi:

1) la fiction di Raiuno messa in onda di domenica sera è praticamente imbattibile, soprattutto da un prodotto televisivo non omologo nel genere

2) il target di pubblico interessato al programma di Bonolis in parte era già fidelizzato a Report, su Raitre.

Tuttavia, al di là di tali considerazioni, quel che è certo è che Bonolis ha pagato cara la decisione di non modificare nel passaggio da seconda serata a prime time, in maniera oculata il programma.

Mentre, invece, è da segnalare come Il senso della vita si sia progressivamente, puntata dopo puntata, commercializzato (il che, noi crediamo, non è sempre un fatto degradante), nel tentativo di racimolare ascolti (sebbene Bonolis, già dopo poche puntate, avesse giudicato positivo il risultato raggiunto dal suo show).

In particolare, dopo la disastrosa tripletta della seconda, terza e quarta puntata (non oltre il 12.9 % di share e ben sotto i 3 milioni di telespettatori – pensate che nel dicembre del 2005 lo stesso programma in seconda serata totalizzava più o meno lo stesso ascolto: 2.423.000 utenti), Bonolis ha dovuto piegarsi al simbolo per eccellenza della tv commerciale: il Grande Fratello. Solo grazie all’ospitata del vincitore dell’ultima edizione del reality, Andrea Cocco, Il senso della vita ha riacquisito un senso nell’auditel (poco più di 3 milioni di telespettatori e share sopra il 15%).

Lì dove non sono riusciti Simona Ventura, Gigi Proietti, Enrico Brignano e Antonella Clerici, il giovane Cocco – e non Roberto Saviano come s’era augurato il conduttore in conferenza stampa – ha regalato ossigeno a Bonolis (non tanto, a dir la verità, dato che Canale 5 ha ridotto Il senso della vita da 10 a 8 puntate).

Chi scrive è assolutamente convinto della necessità di una tv ricca, eterogenea, variegata, pregna di “varieganza” (neologismo coniato dallo stesso Bonolis sul palco dell’Ariston), ma non si può non immaginare lo sguardo – allibito – di chi da Paolino s’aspettava risposte e riflessioni intorno al tema del senso dell’esistenza, quando ha dovuto sorbirsi (con l’aggravante della reiterazione) le stravaganze linguistiche e sentimentali di Giovanni Antonio Lettieri, le confessioni di Monica Micheli Panozzo sul tema della “tettologia” e i maliziosi toys della creatrice dei dildo party.

La vita – ribadiamo – è anche questo. Ma il proposito iniziale di Bonolis era assolutamente antitetico a tutto ciò: “Non è il primato degli ascolti quello che ci prefiggiamo come obiettivo. Ci proponiamo solo di dare un prodotto diverso ai telespettatori. Se devi andare basso, meglio farlo con qualcosa di dignitoso” aveva detto il conduttore a marzo.

La spalla Luca Laurenti, più relegata del solito, ha fatto sorridere, ma anche in questo caso con mezzucci e battutacce legate al sesso. Troppo poco per parlare di “prodotto diverso”. Bonolis resta uno tra i migliori conduttori televisivi italiani. Resta la sua ironia, il suo cinismo, la sua intelligenza e l’ottima dote oratoria. Ma ammetterne l’incontrovertibile debacle non mina tale giudizio.

Bonolis, peraltro, ha l’occasione di rifarsi subito. Da autunno dovrebbe condurre il nuovo quiz preserale di Canale 5. Disimpegno e sarcastico cinismo da riversare ai danni dei concorrenti. Forse è questo l’unico formato che i telespettatori apprezzano di Bonolis. Un vero peccato.

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