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Cannes: doppietta italiana, Gomorra e Il divo, ma la Palma d’oro è francese

Giornata di premiazioni al sessantunesimo Festival di Cannes e meglio di così per noi italiani non poteva andare: Gran premio della giuria a Gomorra di Matteo Garrone e premio della giuria a Il Divo di Paolo Sorrentino.

Andiamo con ordine: la giornata inizia con la consapevolezza di premi paralleli dati a Marco Tullio Giordana per Sangue Pazzo e il premio di Arcobaleno Latino, riconoscimento nato da un’idea di Gillo Pontecorvo (consegnato dalla vedova del regista) a Gomorra. Non sarà la Palma d’Oro, ma un premio è sempre un premio.

La serata si apre con due certezze, ovvero che Garrone e Sorrentino sono entrati nel palmares del Festival e che un italiano ha già vinto qualcosa a Cannes: il milanese Attilio Azzola, con il suo Diari, trionfa nella sezione Ecrans Junior riservata a lungometraggi internazionali dedicati al cinema giovani.


Si entra nel vivo: i fratelli Dardenne vengono premiati per la sceneggiatura di Il silenzio di Lorna (la storia di un immigrante albanese che sposa un belga per avere il permesso di soggiorno), poi è la volta della brasiliana Sandra Corvelloni, che è viene giudicata la migliore attrice per Linha de passe di Walter Salles e di Benicio Del Toro come migliore attore per aver interpretato Che Guevara nel film Che di Steven Soderbergh.

I premi continuano ad essere snocciolati: premio Camera d’Or per la migliore opera prima a Steve McQueen per Hunger il documentario sullo sciopero della fame di Bobby Sands e finalmente un italiano, Il divo, come anticipato all’inizio vincitore del Premio della giuria, che narra la vita di Giulio Andreotti.

Eastwood, favorito per la Palma d’Oro, forse inizia ad intuire di non essere lui il prescelto quando gli viene dato uno dei due premi alla carriera, mentre l’altro è assegnato all’attrice Catherine Deneuve.

Alla fine esce un altro nome italiano, Gomorra, ma non è per il premio più prestigioso, andato a Entre les murs, storia di vita scolastica nella periferia parigina, diretto dal francese Laurent Cantet, che porta in patria la Palma dopo 21 anni di assenza, bensì per il Gran premio della giuria.

Si conclude la premiazione con la soddisfazione turca del regista Ceylan, che è indicato come il migliore nella sua categoria per la direzione di Le tre scimmie.

Proviamo a tirare le somme dunque: il cinema italiano trionfatore come nel 1972 (la famosa divisione della Palma d’Oro tra Il Caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri), con due pellicole, premi di contorno e l’apprezzamento di giuria e pubblico. Il più felice credo che sia, giustamente, l’attore Tony Servillo protagonista di entrambe le pellicole italiane, che continua il suo periodo d’oro, dopo il David di Donatello di poco tempo fa.

Due domande mi girano per la testa: se siamo così bravi e creativi, cosa potremmo fare, se avessimo qualche soldino in più come budget? Se esistono registi, che creano opere così apprezzate all’estero, perché il pubblico in Italia continua a guardare i film di Moccia e Vanzina definendoli dei capolavori?

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