Ricordando Mike Bongiorno, il padre della televisione

Il presentatore tv Mike Bongiorno(il cui vero nome era Michael Nicholas Salvatore Buongiorno), nato a New York nel 1924 da genitori italiani originari della Sicilia, trascorre la sua infanzia a Torino dove studia al liceo classico: ma anziché continuare gli studi Mike entra a far parte del fronte della resistenza, dove viene anche arrestato dai nazisti e rinchiuso in carcere. Proprio durante la sua prigionia conosce Indro Montanelli, che sarà suo grande amico.

Riconosciuto come cittadino americano Mike viene liberato in seguito ad uno scambio di prigionieri: per la paura va in America ma decide di tornare nel 1953, anno in cui entra nel mondo dello spettacolo, grazie alla conduzione della trasmissione radiofonica Voci e volti dall’Italia.

Sarà proprio Mike a presentare il primo programma televisivo della storia italiana: con Armando Pizzo presenterà Arrivi e partenze, cui seguono trasmissioni storiche come Lascia o Raddoppia? Giochi in famiglia, Campanile sera, il Festival di Sanremo condotto per ben 11 edizioni, Scommettiamo e moltissime altre ancora. Senza dimenticare molte performance cinematografiche concentrate soprattutto negli anni cinquanta, quali Ragazze d’oggi, Il prezzo della gloria, I Miliardari, e da ultimo Venti di Marco Pozzi risalente al 1999.

La crisi tra Casa Rai e Mike risale al 1979, anno in cui passa all’antenata di Mediaset (Telemilano): con Mediaset la popolarità di Mike si fa sempre maggiore, grazie a programmi quotidiano come la Ruota della fortuna, Telemike, Bravo Bravissimo, Genius, Miss Italia, ultimo programma Rai condotto nel 2007 dopo la rottura.

Le sue ultime esperienze televisive risalgo al 2008 sul canale Mediashopping, mentre era in cantiere la creazione di una versione di Rischiatutto che sarebbe andata in onda sul canale 109 di Sky. Ma purtroppo Mike non è riuscito a vedere realizzato questo suo ultimo progetto.

È infatti morto in seguito ad attacco cardiaco l’8 settembre 2009 nella sua residenza a Montecarlo, lasciando la moglie Daniela Zucconi (la terza dopo i precedenti matrimoni con Rosalia Maresca ed Annarita Torsello) ed i tre amatissimi figli, Michele, Niccolò e Leonardo. Con la moglie aveva fondato una casa di produzione a conduzione famigliare, gestita oggi dai tre figli.

Mike Buongiorno è stato un vero fenomeno televisivo, un uomo capace di trasmettere tutto se stesso attraverso uno schermo: con i suoi quiz serali ha veramente cambiato le abitudini degli italiani, molti ipotizzano addirittura che la sua dialettica e le sue trasmissioni siano servite a scolarizzare parte dell’Italia. In ogni caso è innegabile che sia stato il più longevo e beneamato conduttore italiano: tutti lo ricordano con affetto e con un sorriso sulle labbra, ripensando soprattutto alle famose gaffe, che rimarranno ricordo indelebile per tutti coloro che lo hanno seguito.

Mike Buongiorno ha dedicato la sua vita allo spettacolo, e nessuno come lui ha saputo rappresentare l’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri: Mike entrava in tutte le case ogni giorno, con la sua ironia, la sua personalità spesso insofferente ma che lo hanno reso amato e celebre. Indimenticabile l’accoppiata con Rosario Fiorello per uno spot televisivo, esempio dell’autoironia che il buon Mike metteva in ogni sua attività.

Nel corso della carriera Mike ha ricevuto ben 24 Telegatti, il Premio Club Santachiara alla carriera, numerose onorificenze tra le quali la nomina a Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica oltre che una laurea ad honorem ricevuta nel 2008 in Televisione, Cinema e Produzione multimediale all’università Iulm di Milano.

L’influenza di Mike è stata tanta che persino Umberto Eco gli ha dedicato un saggio, Fenomenologia di Mike Bongiorno, nella quale si analizza la tecnica comunicativa del conduttore: il conduttore lascia una biografia, La versione di Mike, edita nel 2007 e contenente gli eventi più significativi della sua vita.

5 commenti su “Ricordando Mike Bongiorno, il padre della televisione”

  1. MIKE, L’IMMORTALE

    Per chi-come me-è nato con la televisione-Mike Buongiorno è stato veramente (assieme ad altri personaggi) una sorta di pedagogo attraverso lo schermo italico, che tutti amministrava. E’ facile oggi tanto spendere fiumi di pur autentico rimpianto per lui, come “denigrarlo”, ridurne la sua reale portata “storica” in oltre un cinquantennio di spettacolo radiotelevisivo. Sui giornali “on-line”, nei tanti blog in questi giorni, si può leggere di tutto. Dal sincero dispiacere, all’invettiva più sarcastica (ed inopportuna). Nella serata dell’ “8 settembre” (nessuno ha notato la “coincidenza” storica…?) sulle reti RAI, Mediaset, La7 è stato un ovvio rincorrersi di clip, repliche-fiume degli ultimi speciali ai quali il grande Mike aveva partecipato. Per molti un giusto tributare, per altri il solito eccesso “coccodrillesco”, di tipica impronta italiana pronta all’ esasperazione. E’ stato così in altre circostanze, ricordiamocelo, perché il mezzo televisivo è anche questo. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare, ricorderemo l’ ineffabile Bongiorno come un pezzo importante (e assai) della vita culturale del nostro Paese. Essa (la cultura), che non è “alta” o “bassa”, ma fenomeno unitario per quanto complesso, ha infinite strade per giungere tra la gente e Mike ha saputo partecipare-con la propria professionalità-alla sua diffusione, in un tempo lunghissimo. Spiace piuttosto vedere che tanto Mediaset quanto la RAI, l’avessero dimenticato verso la fine. E sapere della “rifiutata” idea per una storia della TV cinquantenaria, di cui egli sarebbe stato l’eccellente ed ancora una volta insuperabile conduttore. Lo ricordiamo con affetto e simpatia autentici. Lui, Mike, se lo merita. (Antonio Garganese)

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  2. RI-FENOMENOLOGIA DI MIKE BONGIORNO (A te l’ estremo addio)

    Dopo i contrasti d’opinione sul clamore alla morte del Mike nazionale, adesso divampano quelle sull’opportunità dei suoi funerali di Stato. Va a finire, che in una qualche misura (almeno) Eco avesse “ragione”. Se non altro ad intravedere in Bongiorno, sin dall’inizio, un serio caso di indagine. Ma tale analisi-si intende-non investe la sua persona soltanto, bensì ed anche l’ “atteggiamento” della popolazione. Infatti è stato proprio il popolo italiano, in ogni sua componente, “nobile” e “plebea”, vecchi e giovani, i media e “tutti” i giornali (finanche l’”Osservatore Romano” etc.), tutto l’ arco istituzionale compreso il Presidente della Repubblica, a riconoscergli un apporto speciale nella storia e società italiana del dopoguerra e a tributargli “gli onori”. Ciò è significativo al massimo grado. O qualcuno vuol parlare di “isteria” collettiva? Non penso che personalmente Bongiorno desiderasse tanto (intendo le esequie solenni). A lui bastava, da tempo, quella simpatia che il pubblico in larghissima percentuale, gli dimostrava da mezzo secolo, premio ad una vita intensa. Era popolare dunque, come pochi altri, più del Primo Ministro che adesso orchestra questo estremo addio, per sensi di colpa (?) o secondi fini. Dovevano eleggerlo senatore piuttosto. Dovevano richiamarlo in RAI. Dovevano “almeno” salutarlo educatamente a Mediaset. Il nostro è un Paese così, fatto di contraddizioni. Eterne. Addio, “vecchio”Mike!

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