Mad Men: la serie ’60 specchio dei nostri tempi

di Enzo Mauri 1

La novità più interessante della settimana trascorsa, è rappresentata da un telefilm degli anni ’60 dal titolo Mad Men, in onda su Cult ( Sky, canale 142) il martedì alle 23 e in replica il giovedì alle 21 in doppio appuntamento. Ci chiediamo come mai un prodotto cosi interessante non fosse mai andato in onda in tutti questi anni su qualche canale nazionale o locale che dir si voglia, perplessità d’obbligo, se non fosse che una volta verificata la data di realizzazione rimaniamo piacevolmente stupiti: la serie è dello scorso anno!

Mad Men, è un telefilm trasmesso per la prima volta nel luglio del 2007 dal canale americano Amc, la prima stagione comprende 13 episodi. Nell’intento di mostrare uno spaccato della società americana di quarant’anni fa la serie diventa qualcosa di più: i particolari, il colore, la fotografia la fanno sembrare realmente girata in quel periodo, a dimostrazione di quanta cura ci sia stata nel confezionare un prodotto di primo piano.

Mad men erano definiti negli anni ’60 i copyrighter, quei piccoli geni, a cui spetta il compito dopo sedute interminabili e memorabili mal di testa, di partorire idee per le campagne pubblicitarie. Negli anni ’60 siamo agli albori di quel mondo pubblicitario cosi come lo intendiamo noi oggi e come spesso capita all’inizio di un particolare evento storico, le regole sono là da venire e i colpi bassi all’ordine del giorno, se caliamo il tutto nella realtà americana del momento permeata da una buona dose di razzismo e profondamente sessista il gioco è fatto.


Ecco quindi la rappresentazione del grande capo Don Draper (John Hamm), alla direzione dell’agenzia Sterling Cooper di New York, palese doppiogiochista in amore e inflessibile nel lavoro dove a lui spetta l’ultima parola, di fronte alle proposte dei suoi creativi, egocentrici, sempre ben vestiti e impomatati come disponeva una rigida regola dell’epoca.

Il dramma si impossessa di questi uomini alla notizia che non si potranno più promuovere come una volta le sigarette, perché nell’opinione pubblica ma in particolare negli organi governativi comincia a balenare il ragionevole dubbio che il fumo faccia male. Niente più medici nelle pubblicità a garantire i benefici effetti di una sigaretta, si volta pagina e bisogna reinventare il tutto.

Fra i collaboratori di Draper per il cui ruolo John Hamm, ha vinto uno dei due Golden Globe andati alla serie quest’anno, (l’altro è per la migliore serie drammatica), c’è Pete Campbell (Vincent Kartheiser), tipica rappresentazione del giovane arrivista dell’epoca il quale, a poche ore dalle nozze, ha una relazione con Peggy Olson, la nuova e sprovveduta (all’inizio) segretaria di Draper, che non tarda a capire le regole del gioco e ad adeguarsi. La Olson si reca da un ginecolo per farsi prescrivere la pillola anticoncezionale e il medico pur accettando, la tratta come una sgualdrina non lesinandole ogni genere di epiteto: una grande scena e un degno spaccato del periodo, quando la donne erano considerate il nulla e il loro destino era compiacere i propri colleghi maschi.

Altri protagonisti di Mad Men, sono Roger Sterling (John Slattery), uno dei soci dell’agenzia Sterling Cooper, la capo segretaria Joan Holloway (Christina Hendricks) amante segreta di Sterling, Paul Kinsey (Michael Gladis) giovane copyrighter dell’agenzia, l’account executive Ken Consgrove (Aaron Staton), il media buyer Harry Crane (Rich Sommer), Salvatore Romano (Bryan Batt), art director che cerca di nascondere le sue origini per fare carriera, la moglie di Don Draper, Betty (January Jones), madre di due figli, profondamente insoddisfatta e l’amante di Draper, Midge (Rosemarie DeWitt) illustratrice dell’agenzia Sterling Cooper anche lei giovane arrivista.

Il bello di Mad Men, scritta dall’autore de I Soprano, Matthew Weiner è nonostante l’ambientazione, il suo sguardo al presente, con i vizi e vizietti di allora riscontrabili nella società di oggi, rendendo la serie attuale oltre che specchio dei tempi che furono.

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