RomaFictionFest: pro e contro

di Redazione 1

A poche ore dalla chiusura del RomaFictionFest è giunto il momento di tirare le somme, analizzando aspetti positivi e negativi della seconda edizione della manifestazione romana dedicata al mondo della serialità e delle fiction.

Partiamo dai dati ufficiali sull’affluenza: 36000 presenze complessive, più 4000 accrediti tra stampa e professionisti del settore; 8700 spettatori alla anteprime italiane e ai due Gala di premiazione; 5000 spettatori nelle altre 4 province coinvolte nella manifestazione; 800 partecipanti tra Pitching e Speed-Dating; 100000 registrate sul sito del RomaFictionFest.

Aggiungete a quelli appena letti, quelli sulle proiezioni programmate: 400 titoli, 15000 minuti di programmazione, 250 ore di programma, 194 titoli, 52 in concorso, 34 Documentari, 19 [email protected], 15 anteprime ed eventi speciali, 15 lavori in corso, 4 piloti, 5 convegni, 20 retrospettive e 24 Paesi presenti.


Se a tutti questi aspetti sommate la grande disponibilità sia dell’organizzazione della rassegna, che della maggior parte degli ospiti presenti e il clima sereno che si respirava, non si può che parlare di una manifestazione riuscita.

Qualcosa però non è andata come mi aspettavo: nei galà, che cominciavano sempre con almeno mezz’ora di ritardo, non c’è stata la stessa perfetta organizzazione, così i giornalisti erano mescolati nella folla e dovevano fare file (impensabili ad altre manifestazioni) per poter entrare all’Auditorium (non mi lamento certo perché mi sento un vip, ma solo perché a causa della lunga attesa non ho potuto regalarvi tanti particolari e retroscena e ho mancato alcuni scatti importanti); in un ambiente così disteso nessuno, nemmeno io (mea culpa), è riuscito a fare domande antipatiche, che avrebbero potuto sviscerare aspetti più particolari.

Mi spiego meglio: durante le conferenze si è sempre sentito parlare di fiction di qualità sia da parte degli attori, che da parte dei rappresentanti delle televisioni, che hanno preso le distanze da quelle brutte e fatte male. Ebbene: ma se gli attori accettano di recitare anche in quelle e le reti le trasmettono perché lo fanno? Perché si finanziano alcuni progetti? Perché nessuno ha fatto il nome delle fiction che dal loro punto di vista erano fatte male?

Il RomaFictionFest è finito, ma l’anno prossimo tornerà. Le emozioni che le serie televisive ci regalano, invece, non finiranno mai. Sperando che la strada della qualità sia veramente quella scelta dalle nostre produzioni, chiedo alle società di dare più tempo per lo sviluppo di un progetto, ai direttori di rete di non tagliare i titoli di coda e di smetterla di sconvolgere la programmazione a loro piacimento e alla critica di essere meno snob e il più possibile oggettiva di fronte ai prodotti che visiona.

Commenti (1)

  1. Non si sentono vip se non tardano di un’ora

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