Boss in Incognito vs The Apprentice: buonisti o spietati?

di Redazione Commenta

Dopo essere andato in onda in diversi Paesi, Boss in Incognito è arrivato anche in Italia e la prima puntata è stata un successo, oltre che un tripudio di buoni sentimenti. Nel frattempo, SkyUno HD è partita il venerdì sera con la seconda edizione di The Apprentice Italia, spietatissimo programma che vede Flavio Briatore alla ricerca del suo nuovo apprendista per un contratto a sei cifre; ma nella trasmissione di Rai2, abbiamo potuto scoprire come un datore di lavoro non patinato possa premiare i suoi dipendenti enza cercarne di nuovi. Due approcci diversi al mondo del lavoro in tv, da cui vogliamo partire per raccontare quello che succede con l’avvento di queste storie davanti alle telecamere.

In un’Italia in cui trovare lavoro sembra ormai un’utopia e ancor di più trovare un posto di lavoro in cui il merito sia premiato e vengano dispensati buoni atteggiamenti da parte di chi comanda, Boss in Incognito fa sognare per qualche ora lo spettatore, lascia ben sperare che in un futuro non troppo lontano molti altri boss possano essere buoni come David Hassan (boss della prima puntata).

Lui si camuffa e veste i panni dei giovani lavoratori che devono imparare a sgomitare nel mondo del lavoro, insomma passa dall’altra parte e studia i comportamenti delle persone che poi sceglierà e premierà. Che il copione sia scritto oppure no poco importa, perché Boss in Incognito colpisce dritto al cuore, è un The Apprentice ribaltato e mixato con C’è posta per te: storie difficili e drammatiche, quelle della gente comune che fatica ad arrivare alla fine del mese e deve fare i conti con problemi di varia natura, che siano la morte di un padre o un divorzio difficile, tanto per citarne un paio.

David Hassan ha scelto di premiare i lavoratori più in gamba con dei viaggi e una ricompensa in denaro non da poco, in questi tempi in cui bisogna contare tutto al centesimo per sopravvivere. L’Italia è in crisi, ma qui viene mostrata una fetta di buonismo che fa tirare un sospiro di sollievo e si trascina dietro, con naturalezza, pure la lacrimuccia, se la sensibilità è anche appena spiccata.

Nulla a che vedere con The Apprentice, dove ormai il “sei fuori!” di Flavio Briatore è diventato un cult. Svanisce completamente l’immagine del boss stronzo (passatemi il termine) che deve portare fino al limite i ragazzi per scoprire fino a che punto sono capaci di arrivare. Quest’immagine in un Paese in cui si sgobba e si accettano maltrattamenti e abusi psicologici pur di tenersi stretto il posto di lavoro, non ci piace. Votiamo per Costantino Della Gherardesca, per le lacrime dei lavoratori premiati per aver portato a termine la loro missione con onestà ed impegno, senza essere sottoposti ad ogni tipo di stress con la speranza di lavorare nel mondo del lusso, ma ricoperti dagli insulti e dalle parole mai lodevoli di Flavio Briatore.

Se al primo The Apprentice il “sei fuori!” faceva sorridere e le prove risultavano entusiasmanti, messi di fronte a questo confronto spietato, “Boss in incognito” non può che avere la meglio. Ché un po’ il sadismo televisivo ci ha stancati, la sera quando ci accomodiamo sul divano per rilassarci e smettere di pensare ai nostri mille problemi, la lacrima facile e le buone azioni sono un’ottima terapia distensiva.

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