Appunti su Sanremo 2008: terza serata

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Festival di Sanremo il giorno dopo. La débacle di ascolti delle prime due serate pesa come un macigno sulla terza, stretta tra lo scandalo che ha coinvolto Loredana Bertè e notizie di una possibile fronda dei cantanti, capeggiata dal presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana), Enzo Mazza. Secondo indiscrezioni rivelate da un giornalista de La Stampa, i cantanti si sarebbero fatti squalificare, per protestare contro la decisione di far esibire comunque la Bertè con la canzone contestata. Protesta poi rientrata.

È una serata di svolta per la kermesse canora, bisogna far salire l’anemico gradimento del pubblico. Sarà forse per questo che i due mattatori della serata Pippo Baudo e Piero Chiambretti si presentano insieme sul palco dell’Ariston, dopo essersi spartiti gli ingressi d’apertura delle prime due. Un inizio scoppiettante, Chiambretti si scatena con una raffica di battute a difesa del compagno di avventure: “Sono il tuo scudo crociato” e :“Grazie a te Pippo, Bruno Vespa con Porta a Porta non va in onda per cinque serate” e poi l’inevitabile ironia sullo scandalo del plagio: “La Bertè stasera canterà una canzone davvero originale, ‘O sole mio”, “Pippo Baudo e Pippo Caruso hanno la stessa acconciatura”.

La terza serata del festival è quella dei doppi, dopo il duo maschile che ci ricorda tanto Franco e Ciccio, arrivano insieme anche le due protagoniste femminili, Bianca Guaccero e Andrea Osvart. Continuiamo a parteggiare per l’ungherese, a nostro giudizio più fine e garbata rispetto a una Guaccero comunque degna rappresentante di una certa veracità, anche lei come Baudo rischia dalla prima puntata di perdere la voce, forse per solidarietà con il direttore artistico.


Duettano anche i cantanti, ciascuno dei venti campioni ha la possibilità di esibirsi con uno o più accompagnatori a scelta, questo dovrebbe rendere l’atmosfera più movimentata. La prima coppia è composta dalla squalificata Loredana Bertè e Ivana Spagna, che ha ormai assunto le sembianze di un manichino, per fortuna le clementi inquadrature non indugiano sul primo piano del viso. La Bertè, canta Musica e parole ammanettata e lascia il proprio sigillo su questa manifestazione, consapevole che la storia del plagio, fungerà da ottima cassa di risonanza per le vendite del suo disco.

Da questa sera la parola passa anche al pubblico che può votare da casa attraverso il televoto. 75 centesimi, un costo eccessivo per una telefonata che fa rima con sprecata. Quello dei telespettatori va a unirsi al voto della giuria demoscopica.

Ci piacciono molto i duetti di Mietta (Baciami adesso), con i Neri per Caso rigorosamente a cappella, Frankie Hi-Nrg (Rivoluzione) e Simone Cristicchi, vincitore del festival dello scorso anno, da notare che il rapper si presenta in giacca e cravatta, dopo la maglietta della serata d’esordio. Curiosa ma niente di più l’esibizione di Tricarico (Vita tranquilla) con il mago Forest che fa controscena, Max Gazzè (Il solito sesso), si fa affiancare da Paola Turci e Marina Rei che conoscono bene il palco dell’Ariston, raffinata l’esibizione di Sergio Cammariere (L’amore non si spiega), con l’artista brasiliana Gal Costa.

L’arrivo del piccolo genio Marc Yu, fa da spartiacque tra una prima parte della manifestazione più dinamica e una seconda che scivola lentamente verso lo stucchevole. Più spazio alle canzoni, maggiore fluidità della scaletta, ma non c’è niente da fare, manca il mordente e il nostro taccuino rimane drammaticamente vuoto.

La Osvart è fissata con gli scioglilingua in ungherese e perde parecchi punti nella nostra classifica personale. Michael Bolton ha un bel fegato a cantare il brano della Tatangelo, Il mio amico. Tra il pubblico un Gigi D’Alessio, autore della canzone, rosso come un peperone. Accoppiata angloitaliana tra Paolo Meneguzzi e Tony Hadley ex Spandau Ballet, la fine di un mito.

Dopo la mezzanotte arriva il collegamento che prelude al Dopofestival, un raggio di luce per una serata che si fa lentissima. Sul palco Pippo Baudo, Daniele Piombi e Little Tony, sembra d’essere tornati indietro di quarant’anni. Ormai non abbiamo dubbi, per sopravvivere il festival va rifondato.

La terza serata finisce tardissimo, a rimetterci l’eccezionale Dopofestival degli Elii, ma è risaputo, gli ultimi saranno i primi.

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