Crozza nel paese delle meraviglie, Aldo Grasso pazzo del suo show

di Redazione Commenta

Il critico televisivo del Corriere della Sera Aldo Grasso è pazzo di Maurizio Crozza, come si evince dall’ultimo intervento nella sua rubrica A fil di rete: secondo il professore, il comico genovese erain stato di grazia dal momento che venerdì sera ha dato vita a una delle migliori puntate di sempre del suo Crozza nel Paese delle Meraviglie, previsto ogni venerdì su La7 alle 21.10.

Per Grasso è difficile ricordare uno show in grado di mantenere una simile intensità per tutta la sua durata, è difficile ricordare un intrattenitore così abile nel fare satira politica e nell’essere contemporaneamente popolare e “per tutti“, gestendo monologhi, canto, addirittura ballo. E in questo il critico ha ragione.

Secondo Aldo Grasso il programma sta crescendo grazi al formato più corto che gli ha indubbiamente giovato ma la ragione di tanto successo deriverebbe dal fatto che deve inItalia il repertorio di materiale umano che gli forniamo settimanalmente è un patrimonio inestimabile nei confronti della sua comicità.

 In questo modo, dice il professore, Maurizio Crozza è in grado di rispolverare l’imitazione di Berlusconi alle prese con la selezione del nuovo nome – il più gettonato sarebbe Tanga Italia – e del nuovo inno del Pdl (l’Opplà Silvio Style), eper poi mostrarci la solitudine dell'(ex) leader con un fantastico Formigoni che prega i cronisti di fare un po’ d’attenzione. Per non parlare del conduttore del reality show The Ficientis, un Briatore che per farsi forza evoca il suo pantheon di maître à penser, da Sylvie Lubamba ad Alessia Merz, passando per Patrizia Pellegrino e Raffaele Morelli. Ha scritto il critico:

Il momento migliore della puntata è stato quello dedicato alle primarie: bisogna dare atto a Crozza di avere un rapporto speciale con i due candidati. Con la sua imitazione ha intuito tra i primi potenzialità e idiosincrasie di Renzi, e lui stesso ha spiegato il curioso circolo comunicativo che lo lega a Bersani e al suo linguaggio metaforico. Abbiamo anche scoperto che il famoso tacchino evocato nel faccia a faccia di Rai1 era in realtà un piccione, mal tradotto dal tedesco”.

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