Tg, troppi spazi al governo, non c’è equilibrio. A dirlo è l’authority

di Redazione Commenta

Non bastavano panini (voce dell’opposizione messa tra quella della maggioranza e quella del governo) e spezzatini (frasi prese qua e là): l’Agcom dà la notizia, palese, che i Tg italiani, tra aprile e settembre, non sono stati equilibrati nel pluralismo politico, sia nel rapporto tra le diverse forze politiche, sia nel rapporto tra le forze politiche e il governo, dando

La legge vuole che ci sia, in ogni momento dell’anno, correttezza e parità di trattamento, mentre una regola non scritta assegna un terzo del tempo al governo, un terzo alla maggioranza e un terzo all’opposizione, ma pure questa consuetudine è stata disillusa: a trarne vantaggio, in termini di minutaggio, sono stati il governo e il premier, mentre sono stati penalizzati Radicali, UDC e gruppi extraparlamentari.

Prima di guardare i dati, riportati da Repubblica oggi, è bene sottolineare, che l’authority per le comunicazioni ha parlato di disparità di comportamento anche nei programmi di approfondimento e io aggiungerei anche quelli di intrattenimento, dove con una scusa o un’altra rientrano, in versione simpatia, con un siparietto, una canzoncina o un’ospitata i membri del governo e il presidente del consiglio.

Alcuni esempi:

Maggio: Studio Aperto: 42,27% al governo, 18,22% al presidente del consiglio. Tg5: 28% al premier, 15% al premier.

Giugno: Tg2: 32% al governo, 14% al premier.

Luglio: Tg4: 27% al governo, 28,9% al premier.

Notiziari Mediaset – settembre: maggioranza, più governo, più premier, oltre 70%; opposizione 16,77%.

Radicali: 9 secondi a maggio su Tg4, 26 su Studio Aperto;

Telegiornali Rai – maggio: verdi 38 secondi, partito socialista 0.

Udc al Tg3: 1 secondo a maggio, 3 ad agosto e 5 a settembre.

Concludendo: l’analisi dell’authority, che rimarrà come sempre una voce nel deserto, perché tanto non ci saranno sanzioni o cambi di rotta per i Tg, purtroppo non parla della qualità dell’informazione (abbiamo visto tutti, ad esempio, per due settimane la pubblicità fatta a Napoli pulita, ma nessuno ha parlato del monito giunto dalla comunità europea, che definiva insufficienti i provvedimenti presi, nessuno ha mostrato, a settembre, i video, reperibili su youtube del ritorno della sporcizia nella città partenopea).

Se mettiamo insieme tutte le osservazioni, viene fuori un’informazione malata, altamente discutibile, che non può far piacere a nessuno: la corretta informazione è un diritto di tutti e dalla sua assenza nessun cittadino può trarne vantaggio.

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